Pubblicate le motivazioni della Cassazione che ha assolto Giovanni Panunzio dall’accusa di aver diffamato Antonio Ricci e RTI

24 Set

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Conduttori criticabili come i politici

Patrizia Maciocchi, 21 settembre 2013

La critica nei confronti delle trasmissioni televisive e dei conduttori può essere aggressiva al pari di quella riservata ai politici. La Corte di cassazione estende le maglie larghe previste nel caso di “attacchi” verbali contro i politici, anche a quanto viene propinato ai telespettatori, dai talk show ai tg satirici, che legittimamente possono essere presi di mira e bersagliati con giudizi alquanto aspri. La tolleranza nel giudicare le espressioni normalmente considerate ingiuriose ci deve essere, oltre che nei confronti dei politici, anche quando non si è contenti della gestione della giurisdizione, di un’attività scientifica o in occasione di un avvenimento sportivo. Della freccia spezzata dalla Cassazione in nome della libertà di pensiero fa le spese la trasmissione «Striscia la notizia», presa di mira da Giovanni Panunzio, fondatore del telefono antiplagio, il quale aveva affermato che «La trasmissione Striscia si dimentica di denunciare i ciarlatani appartenenti alla sua parrocchia, pubblicizzati in ben 200 pagine di telext di Mediaset». Non contento Panunzio aveva aggiunto che non era azzardato pensare che i compensi degli autori e dei conduttori derivassero dai compensi dei sedicenti maghi. Pronta era scattata la querela per diffamazione: ma le ragioni delle parti lese sono state accolte solo dal tribunale di primo grado.
La Cassazione, con la sentenza 38971 depositata ieri, ricorda che la libertà di esprimere critiche è parte integrante della libertà di pensiero e che gode di margini di tolleranza maggiori di quelli riconosciuti al diritto di cronaca.
I limiti della verità dei fatti, della continenza e del pubblico interesse vanno, nel caso della critica, valutati con maggiore elasticità. Ad esempio la Cassazione dà per scontata l’aggressività nei confronti del destinatario «che può eventualmente dar luogo ad una compressione del diritto alla reputazione della persona e che può articolarsi nell’espressione di valutazioni d’ordine eminentemente soggettivo».
Anche per quanto riguarda la verità delle accuse mosse, al pari del cronista, il critico gode della scriminante anche se il fatto riferito non è obiettivamente vero, purché «abbia assolto l’onere di esaminare, controllare e verificare la notizia, in modo da superare ogni dubbio, non essendo a tal fine sufficiente l’affidamento ritenuto in buona fede sulla fonte».
E sul punto l’accusato ha potuto dimostrare che si era attivato per verificare se c’era stata da parte del Tg satirico qualche inchiesta sugli inserzionisti di Mediavideo o Teletext senza trovarne traccia. Per quanto riguarda il limite della continenza, nella critica si intende superato solo in caso di espressioni gravemente infamanti e inutilmente umilianti, che denigrino la persona in quanto tale. Mentre può essere oggetto di un attacco verbale l’operato del destinatario, purché ci si riferisca alle azioni commesse nelle circostanze a cui la critica si riferisce.
Secondo la Cassazione la correlazione tra le inserzioni pubblicitarie e i compensi degli autori della trasmissione «non appare un attacco ad hominem, bensì espressione di quella critica, legittima anche se espressa in forme alquanto aspre».

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2013-09-21/conduttori-criticabili-come-politici-084308.shtml?uuid=AbrxaCZI

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