Archivio | maggio, 2015

Osservatorio Antiplagio, scrutini: due soli giorni di sciopero mettono a rischio l’inizio degli esami di Stato. Prova di maturità per Renzi e il “suo” Governo.

25 Mag

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Lo sciopero degli insegnanti di non più di due giorni consecutivi previsto per la prima ora di ogni scrutinio non potrà riguardare le classi terminali, ma costringerà il Governo a spostare la data delle prove di maturità. Lo spiega in una nota il comitato di volontariato Osservatorio Antiplagio. Considerando infatti che nella maggior parte delle regioni (anche se ne basterebbe una per posticipare gli esami) gli scrutini sono previsti tra il 10 e l’11 giugno, uno sciopero di due giorni li farebbe slittare al 12 e 13. Ma in queste due date non potranno essere riconvocati perché già occupate da altri scrutini, il cui calendario è stato fissato tempo addietro; quindi gli scrutini del 10 e 11 giugno verrebbero spostati al 15 e 16. Il 14 è domenica. Se poi la protesta degli insegnanti – continua Osservatorio Antiplagio – fosse confermata anche il 12 e 13 giugno (come è probabile), i rispettivi scrutini dovrebbero essere differiti anch’essi al 15 e 16; ma non sarebbe fattibile perché tali giorni sono già occupati dagli scrutini del 10 e 11 giugno. Quindi gli scrutini del 12 e 13 dovrebbero essere posticipati al 17 e 18 giugno. I giorni 15, 17 e 18 però, allo stato attuale, non possono essere impiegati: il 15 è prevista la riunione preliminare dei docenti commissari d’esame alla maturità; il 17 e 18 sono le date della prima e della seconda prova scritta. E’ inevitabile quindi – prosegue Osservatorio Antiplagio – che la conseguenza dello sciopero degli scrutini, e la soluzione più ragionevole, sarebbe il rinvio degli esami di Stato al 20 o 22 giugno, tenendo presente che il 21 è domenica e che la riunione preliminare non si potrebbe svolgere prima del 19. A meno che, per rispettare la data del 17 giugno, non si vogliano rinviare tutti gli altri scrutini a luglio o si convochino ad oltranza, senza soluzione di continuità. Dunque, anche se il termine delle lezioni varia da regione a regione, come può variare l’inizio delle operazioni di scrutinio, l’esame di Stato non può cominciare in date diverse nelle diverse regioni. Il rinvio però – conclude Osservatorio Antiplagio – comporta una serie di disagi che ricadono sugli stessi insegnanti, sugli studenti e sulle famiglie: esiti finali dilazionati per tutte le classi; date e prenotazioni decise da tempo che saltano; biglietti già acquistati inutilizzabili, sia per gli spostamenti dei commissari d’esame, che degli studenti esterni o privatisti; vacanze e viaggi preventivati da settimane o mesi andati a remengo, ecc. Se il Governo non intende abbandonare il DDL sulla scuola approvato alla Camera e se la precettazione, per uno sciopero articolato così, è anti-sindacale e non è contemplata dalle norme, quale alternativa propone il Ministero dell’Istruzione onde evitare, per la prima volta nella storia repubblicana, che gli esami di Stato vengano rinviati a causa di un’agitazione sindacale?

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25/5/2015

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Antiplagio: Se non si vieta la pubblicità del gioco d’azzardo, l’Osservatorio della Lorenzin contro le ludopatie è inutile

22 Mag

Comunicato stampa di Osservatorio Antiplagio, inviato p.c. anche al Ministero della Salute

cropped-spot(foto spotstop.org)

L’Osservatorio contro le ludopatie, appena istituito con decreto dal ministro Lorenzin, è l’ennesimo pannicello caldo di un governo e di un parlamento che non ne vogliono sapere di contrastare seriamente la dipendenza da gioco d’azzardo. Lo dichiara in una nota Giovanni Panunzio, coord. naz. dell’Osservatorio Antiplagio, comitato di volontariato che dal 1994 denuncia le attività di ciarlatani e santoni e dal 2004 conduce una specifica battaglia contro le pubblicità di gratta & vinci, slot, scommesse e lotterie, nella più totale indifferenza. Se il governo e il parlamento, per non irritare editori e concessionari, permettono che il gioco d’azzardo venga pubblicizzato, cosa rimane da osservare all’Osservatorio del ministro Lorenzin? Forse lo stato di degrado di chi viene irretito dal gioco compulsivo? Oppure i disagi e i drammi delle famiglie che vedono i loro figli e i loro genitori rovinarsi o suicidarsi? O forse il Ministero della Salute vuole continuare ad “osservare” il numero crescente dei giocatori patologici, per poi dire demagogicamente che gli psichiatri e le strutture del servizio sanitario nazionale fanno bene il loro lavoro perché sono stati bravi a curarne una percentuale risibile? Se in Italia non è consentito fare pubblicità ai tabacchi – continua Panunzio – perché non deve e non può essere vietata anche la réclame del gioco d’azzardo, insieme a quella di alcolici e superalcolici, in particolare in tv? Un esecutivo e un parlamento affetti da tale e tanta schizofrenia possono continuare ad usare il termine “prevenzione” se non intervengono alla radice, proprio dove queste dipendenze hanno la loro origine e traggono la loro forza? Non c’è un solo schieramento politico di Camera e Senato che si sia pronunciato in tal senso: ci si chiede a quali e quanti interessi soggiacciono coloro che dovrebbero rappresentare il cittadino, mentre con la loro piaggeria e la loro accidia contribuiscono alla sua rovina. I parlamentari italiani e il governo si rendono conto che le prime vittime delle pubblicità di prodotti che creano dipendenze così gravi sono i bambini? Un Paese civile può istigare i minori e i giovani, e non solo, ad ammalarsi irreversibilmente, con la scusante che negli spot viene detto e scritto che bisogna giocare e bere con moderazione? Uno Stato può essere più ipocrita e più Ponzio Pilato di così? L’Osservatorio contro le ludopatie del Ministero della Salute forse esclude la salute mentale? E soprattutto, se si definisce “contro”, perché invece si situa dalla parte di chi incita i cittadini a farsi del male con messaggi enfatizzati, ridondanti e allo stesso tempo ingannevoli e devastanti? Il ministro Lorenzin e i suoi vice o collaboratori – conclude Panunzio – avranno un giorno la compiacenza di rispondere a queste domande? O il loro intento è fare orecchie da mercante (è proprio il caso di dirlo) insieme a qualsiasi altra cosa, anche inutile, pur di dimostrare che si stanno occupando di una piaga sociale? L’impressione è che l’Osservatorio istituito dal Ministero sia in realtà un fucile già scarico, o che spari a salve: se il ministro infatti dice che saranno messe in campo tutte le misure, o va fino in fondo, o in futuro dovrà constatarne l’inutilità.
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22/05/2015

Osservatorio Antiplagio assegna il doppio tapiro ad Antonio Ricci per i due servizi falsi di Fabio e Mingo. Ma Striscia è un tg vero?

10 Mag

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Antonio Ricci attapirato due volte

Il caso dei servizi taroccati dagli inviati di “Striscia la notizia” Fabio e Mingo, scoperti dalla Procura della Repubblica di Bari, è una novità vecchia come il cucco. La scrive in una nota l’Osservatorio Antiplagio, comitato di vigilanza sulla tv e sui “media”. Da quando in qua, infatti (continua Osservatorio Antiplagio), un tg che non è un tg, condotto da giornalisti che non sono giornalisti ha la pretesa o la presunzione di divulgare news che sono news? Nel caso di Fabio e Mingo, poi, c’è un tarocco nel tarocco: da 19 anni scopiazzano gli attori statunitensi Jay e silent Bob. Uno parla, l’altro no; uno è smilzo, l’altro no; uno agisce in primo piano, l’altro no. E silent Bob, per completare l’opera, indossa pure un cappellino da baseball al contrario. Ricordano o non ricordano, poco vagamente, Fabio e Mingo? O sono questi ultimi che scimmiottano i loro idoli americani? Il fatto che gli intervistati taroccati di Fabio e Mingo fossero attori e recitassero la parte dell’avvocato o della maga – prosegue Osservatorio Antiplagio – non aggiunge e non toglie nulla al finto tg che recita la parte del tg vero, perfino con una finta ciarlatana: il top della contraddizione in termini. Come se esistessero maghi autentici! Né la messinscena in questione è attività truffaldina nei confronti del telespettatore, che ormai sa tutto sulla tv artefatta; o nei confronti di un tg posticcio, dove tutti peraltro fanno gli attori. Rimane solo un dubbio: se si dovrà accertare il presunto dolo nei servizi contraffatti di Fabio e Mingo, si ricorrerà alle leggi sulla stampa ed al coinvolgimento del responsabile del programma, Antonio Ricci? Oppure, visto che Striscia non è un tg, sarà solo il duo pugliese, con i colleghi attori e complici, a pagare? Perché se è qui che vogliono andare a parare la trasmissione ed il suo autore, mettendosi a disposizione dei giudici e denunciando gli ex-inviati, si vedranno costretti a denunciare involontariamente anche la loro inesistenza, quali operatori dell’informazione. Dopo di che “Striscia la notizia” potrebbe diventare, per esempio, la voce dell’insussistenza, o dell’inconsistenza: nessuno si scandalizzerebbe. Insomma – conclude Osservatorio Antiplagio – delle due l’una: o è tutto vero, e allora deve essere indagato anche il primo responsabile del programma, cioè Antonio Ricci, che se guadagna più di tutti qualche rischio dovrà pur prenderselo; o è tutto falso, e allora i falsi servizi di Fabio e Mingo sono destinati a finire nel dimenticatoio della tv-spazzatura, come gli altri. La via di mezzo quale sarebbe? La verità quando fa comodo? Troppo comodo! “Striscia la notizia” non può vivere di questa incertezza, non è da lei: confessi una volta per tutte che cosa è. O forse non essere né carne, né pesce vuole essere invece un salvacondotto per l’anarchia televisiva?

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A sx gli attori USA “Jay e silent Bob”, a dx i loro emulatori pugliesi

Striscia fustiga Masterchef. Max Laudadio pensa che sia il Grande Fratello, e nomina e rinomina la Knorr. Innamorarsi in cucina? O il dado è tratto?

4 Mag

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Nello scontro televisivo tra Striscia la notizia e Masterchef, l’inviato del tg umoristico di “Canale 5″ Max Laudadio ha intervistato alcuni ex-colleghi di Stefano Callegaro, vincitore della quarta edizione di Masterchef Italia Sky, per dimostrare che il loro compagno di lavoro non era proprio uno chef alle prime armi. Da tali testimonianze, andate in onda a Striscia il 9, il 21 e il 28 aprile 2015, è emerso che gli ex colleghi avevano lavorato insieme a Callegaro, come promoter e cuochi, per la Knorr: appartenente alla multinazionale Unilever (azienda che controlla diverse marche famose).
Durante le interviste, la redazione di Striscia non solo non ha evitato di citare la Knorr, ma l’ha menzionata ripetutamente: sia a voce, sia digitando il nome in sovraimpressione tv, sia riportandolo una dozzina di volte nel sito internet ufficiale striscialanotizia.it.
La denuncia è di Osservatorio Antiplagio, che si chiede se tutta questa rèclame alla Knorr sia una fattispecie di pubblicità occulta, o meno. E se, per evitare dubbi, non sarebbe stato sufficiente citare solo il marchio Unilever. Ma soprattutto Osservatorio Antiplagio si chiede: se si fosse comportata così un’altra trasmissione, Antonio Ricci si sarebbe lasciato sfuggire l’occasione di bacchettarla? Come fece con Adriano Celentano nel 1999, quando il “molleggiato” bevve dell’acqua minerale in diretta tv, spingendo Ezio Greggio, Enzo Iacchetti e Valerio Staffelli ad accusarlo di favorire “occultamente” la San Pellegrino, ma sconfessati poi dall’Antitrust?
Siamo certi quindi, conclude Osservatorio Antiplagio, che il tg umoristico di Mediaset non si sottrarrà alle critiche, né ai chiarimenti necessari.
4 Maggio 2015

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Osservatorio Antiplagio: le misure proposte dal Parlamento Europeo per combattere l’alcolismo sono decisamente incomplete.

3 Mag

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(foto abcsalute.it)

La risoluzione “Alcohol strategy” ratificata il 29 aprile scorso del Parlamento Europeo e inviata alla Commissione Europea per introdurre un’etichettatura nei contenitori di bevande alcoliche su:
1) apporto calorico;
2) rischio di guida in stato di ebbrezza;
3) danni da consumo durante la gravidanza;
4) pericolo di “binge drinking” o ubriacatura, diffusa tra i giovani,
non costituisce un deterrente sufficiente per limitarne l’uso e l’abuso.
Lo sottolinea in una nota il comitato di volontariato Osservatorio Antiplagio, secondo il quale è più urgente:
5) vietare le rèclames dei prodotti alcolici e superalcolici;
6) sanzionare i “drink no limit” nei locali pubblici e nei circoli privati, in particolare frequentati da minori che, per bere, confidano nella disponibilità degli amici più grandi o nella “complicità” dei gestori;
7) scrivere nelle etichette di bottiglie, lattine, brik, ecc. quali gravi malattie può provocare la loro assunzione;
8) elevare a 18 anni, in qualsiasi circostanza, il divieto di acquistare e ingerire alcolici o superalcolici.
Se ciò è già previsto per il fumo, perché non farlo pure per l’alcol? O esiste qualche differenza tra dipendenza da nicotina e dipendenza da bevande alcoliche? O forse esistono tumori di serie A e tumori di serie B? Per gli interessi commerciali di editori che pubblicizzano enfaticamente alcolici e superalcolici, come se fossero prodotti per la realizzazione personale ed il successo, si può fare finta di niente? Si possono trovare finte soluzioni per mettere a tacere la coscienza? E si può gravare sul sistema socio-sanitario nazionale e comunitario, con l’assistenza dovuta agli alcolisti ed alle loro famiglie, per mettere a tacere anche le multinazionali di alcolici e superalcolici e le lobbies pubblicitarie che con essi foraggiano i “media”?
E’ incomprensibile – continua Osservatorio Antiplagio – che il Parlamento Europeo abbia pensato alle calorie, alla guida, alle donne incinte ed alle sbronze, e non ad indicare nelle etichette quante e quali patologie irreversibili provochi l’alcol: pancreatite, cirrosi epatica, epilessia, disturbi cardiovascolari, disturbi della memoria, lesioni dell’apparato gastro-intestinale, coma etilico, ecc. Per non parlare dell’istigazione al consumo, soprattutto a danno dei minori, sollecitata dalle bevute senza limiti nei pub e dalle pubblicità, su cui i parlamentari hanno proposto un insignificante monitoraggio, forse ignari del fatto che è un fenomeno incontrollabile: sia nei “media” tradizionali, che sul web.
Osservatorio Antiplagio promuoverà una petizione indirizzata al Parlamento Europeo, finalizzata a completare la blanda strategia appena approvata.

Per Osservatorio Antiplagio
Coord. naz. prof. Giovanni Panunzio, idr
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