Archivio | marzo, 2016

Il Parlamento Europeo accoglie la petizione di Osservatorio Antiplagio contro gli spot pubblicitari di alcolici e gioco d’azzardo in Italia.

20 Mar
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(fonte immagine spotstop.org)

Il Parlamento Europeo ha dichiarato ricevibile la petizione contro le pubblicità degli alcolici e del gioco d’azzardo in Italia, presentata un anno fa dal docente di Religione Giovanni Panunzio, fondatore di Osservatorio Antiplagio: comitato di volontariato che da oltre vent’anni monitora i “media” e ne denuncia i contenuti osceni, violenti e diseducativi, insieme alle pubblicità occulte, ingannevoli e non veritiere.
Ecco il testo della petizione: “E’ risaputo che il gioco d’azzardo e gli alcolici provocano danni molto gravi, come altre dipendenze, tra cui il tabacco. Eppure in Italia la pubblicità del fumo è vietata, mentre quella del gioco d’azzardo e degli alcolici no. Poiché nel mio caso specifico, in particolare nell’ambito in cui svolgo da insegnante la mia attività professionale, ho vissuto e vivo situazioni drammatiche legate alla dipendenza da gioco d’azzardo e dal consumo di bevande alcoliche, determinati dalle loro pubblicità che imperversano su tutti i media italiani e condizionano le persone più deboli, in particolare i minori, ritengo che l’Italia non debba continuare ad istigare i propri cittadini a farsi del male e a contrarre patologie tra le più devastanti. Chiedo pertanto al Parlamento Europeo di: 1) intervenire su tale forma di manipolazione e/o condizionamento mediatico, indegno di un Paese civile, che danneggia milioni di famiglie e nega loro un diritto elementare, qual è la salute, insieme alla giustizia sociale; 2) chiedere lumi all’Italia del perché sui pacchetti di sigarette è riportato che provocano malattie mortali, mentre sulle bottiglie di alcolici e superalcolici, che provocano cirrosi epatica, stati alterati di coscienza ed altre gravi patologie, non è riportato alcunché. L’articolo 32 della Costituzione italiana recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Anche la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea recita: “Ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psichica”, e sancisce: “Il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti in quanto tali una fonte di lucro”. Le contraddizioni e le incongruenze, dunque, sono evidenti”.
A questo punto le lobbies politiche e degli editori riusciranno autonomamente a rinunciare agli interessi ed agli incassi provenienti dalla carne viva degli “ultimi”, degli indifesi? E i cosiddetti vip che dovrebbero dare l’esempio, mentre invece si svendono alle agenzie pubblicitarie per qualche spot in più, la smetteranno prima o poi di istigare anch’essi all’autolesionismo i cittadini più deboli?
Nell’immagine che segue, la lettera di ricevibilità inviata a Giovanni Panunzio dal Presidente della Commissione per le Petizioni.

P.E.

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Dubbi su “Veline”: prima prosciolto, poi condannato a 516€ di multa. E il fondatore di Osservatorio Antiplagio querela Antonio Ricci e ricorre in appello: leso il diritto di difesa.

14 Mar

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(fonte afrikasi.org)

Il fondatore di “Osservatorio Antiplagio” Giovanni Panunzio è stato condannato dal Giudice monocratico del Tribunale di Cagliari a 516 euro di multa per aver diffamato Antonio Ricci, autore di “Striscia la notizia”. Nel settembre 2008 Panunzio aveva messo in dubbio su internet la selezione delle “Veline”, le vallette di Striscia, dopo che all’Antiplagio erano giunte alcune segnalazioni sulla regolarità del concorso ed altri organi di stampa online avevano manifestato le medesime perplessità. In un primo tempo il procedimento era stato archiviato dal GUP di Cagliari, ma Ricci aveva fatto ricorso in Cassazione, e la Cassazione aveva rinviato il procedimento ad altro GUP, per stabilire la verità del fatto. Il nuovo GUP del Tribunale di Cagliari aveva dunque disposto il giudizio per Giovanni Panunzio. Ma all’udienza del 20 gennaio 2016, quando è stato sentito Antonio Ricci, l’Organo giudicante non ha permesso alla difesa di contro-interrogare l’autore di Striscia, a proposito di alcuni fatti da lui narrati, relativi ai pregressi contenziosi giudiziari con Panunzio. Tra l’altro Ricci, proprio durante l’interrogatorio, ha pesantemente offeso il fondatore di “Osservatorio Antiplagio”, associandolo alla “banda dei sardi” (testuale) e definendolo “diffamatore seriale”. Forse non ricordava che Giovanni Panunzio è incensurato. Per tale motivo il 10 marzo 2016 l’autore di Striscia è stato querelato presso la Procura della Repubblica di Cagliari. Sempre il 10 marzo il legale di fiducia di Panunzio, avvocato Demetrio Delfino, aveva presentato una memoria al Giudice sulla lesione del diritto di difesa, che non è stata presa in considerazione. L’Organo giudicante ha anche stabilito che Giovanni Panunzio dovrà pagare 2.500 euro di spese legali alla parte civile, rappresentata dall’avvocato Salvatore Pino, e versare un risarcimento totale di 5.000 euro ad Antonio Ricci, che saranno devoluti al gruppo “Abele” di don Ciotti. Il fondatore di “Osservatorio Antiplagio” che, per protesta, alla lettura della sentenza non era presente, farà ricorso in appello con la certezza che il giudizio di primo grado sarà azzerato, visto che non si è potuto difendere come prevedono le norme italiane e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
antiplagio@libero.it
@antiplagioblog
14/03/2016

Antiplagio news – Savona, assolto per 2 frasi su 3 l’avv. Vittorio Amedeo Marinelli: aveva criticato Striscia e Antonio Ricci. Condanna di 400€ per l’ultima asserzione. Annunciato ricorso in appello e querela contro Ricci.

5 Mar

a.ricci

Antonio Ricci riflette (foto youtube Radiophonica)

Con una sentenza che ha lasciato sbigottiti l’imputato, i suoi legali Roberto Suffia e Giuseppe Iannotta e, probabilmente, lo stesso Pubblico Ministero, si è appena concluso a Savona il primo grado del processo penale per diffamazione contro l’avvocato romano e presidente di European Consumers, Vittorio Amedeo Marinelli, intentato da Antonio Ricci, titolare di tutta “Striscia la notizia”, ma evidentemente non del relativo sito internet.
Le affermazioni per le quali Marinelli era chiamato a rispondere risalgono al 12 gennaio 2010 quando, durante la trasmissione del mattino di Rai 3 “Cominciamo bene”, ebbe modo di ripetere le stesse dichiarazioni rese a suo tempo da Giovanni Panunzio, fondatore dell’Osservatorio Antiplagio, sul fatto che Striscia non denuncia i sensitivi e i veggenti pubblicizzati nel Mediavideo di Mediaset. Dichiarazioni per le quali nel 2012 e 2013 Panunzio è stato assolto sia in appello, che in Cassazione. A queste affermazioni l’avvocato Marinelli aggiunse, sempre in trasmissione, una supplica rivolta al soggetto sbagliato, Antonio Ricci, per un procedimento sbagliato: ossia l’invito a rinunciare a una querela contro Giovanni Panunzio e, soprattutto, ai 20.000 euro di spese legali che stavano “dissanguando” lo stesso Panunzio. Solo dopo si è scoperto che i 20.000 euro non erano dovuti a Ricci, come detto da Marinelli nella trasmissione di Rai 3, ma al titolare del sito di Striscia; e non per una querela, bensì per un procedimento civile contro il sito-parodia striscialanotizia.net, realizzato da Giovanni Panunzio, che faceva il verso a quello di Striscia. Infatti tale procedimento, ancora pendente in Cassazione, non era stato promosso da Antonio Ricci, ma dal titolare del sito internet di Striscia: RTI, proprietaria delle reti televisive dove Striscia viene trasmessa.
Nonostante l’Organo Giudicante abbia assolto l’avvocato Marinelli per gran parte delle presunte frasi diffamatorie, riguardanti soprattutto il fatto che Striscia non denuncia i sensitivi e i veggenti pubblicizzati nel Mediavideo di Mediaset, ha ritenuto sussistere invece la diffamatorietà nelle ultime parole di Marinelli: “se Antonio Ricci volesse rinunciare alla querela e ai 20.000 euro che stanno dissanguando…”, condannando il presidente di European Consumers, paladino dei consumatori, a 400 euro di multa (oltre le spese).
Il PM, al termine di un’istruttoria definita da egli stesso “simile a quella della strage di Ustica”, aveva chiesto l’assoluzione totale dell’imputato. Indubbiamente, dopo essere stato costretto ad imbastire un processo al quale non ha mai creduto, proponendo l’archiviazione fin dalle indagini preliminari, non ha cambiato idea.
“Ovvio che non sono scemo, che faccio appello e vado pure in Cassazione, se necessario, e rinuncio perfino alla prescrizione – ha dichiarato l’avvocato Marinelli dopo la sentenza – perché non sono disposto a dare 4.200 euro all’avvocato di Ricci e 2.000 euro all’ideatore-autore di Striscia, solo perché non è titolare del sito internet della sua creatura e perché ho sbagliato in diretta tv a citare un procedimento tra i 12 o 13 iniziati da RTI, Striscia e Ricci contro il fondatore di Osservatorio Antiplagio”.
“Il mio assistito – ha dichiarato poi l’avvocato Giuseppe Iannotta – non sapeva che il sito internet di Striscia non fosse di Ricci come, probabilmente, non lo sa nessuno. Questo formalismo ci lascia perplessi perché il sito di Striscia è certamente funzionale alla trasmissione. Siamo comunque soddisfatti per la parziale assoluzione. Quello che è certo – ha proseguito il penalista – è che la prossima settimana depositeremo noi una denuncia penale nei confronti di Antonio Ricci perché, durante questo processo, l’avvocato Marinelli e il fondatore di Osservatorio Antiplagio, Giovanni Panunzio, sono stati pesantemente offesi dal titolare di Striscia, ma non titolare del relativo sito internet”.

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Tarocchi su cui né Striscia, né le Iene indagano (fonte Mediavideo Mediaset)