Pedofilia: la Chiesa metta in atto provvedimenti più intransigenti. Comunicato di Osservatorio Antiplagio e di Giovanni Panunzio, coord. naz.

26 Ago

Se è vero, come ha affermato Papa Francesco, che lo scandalo-pedofilia ha decretato il fallimento della Chiesa cattolica nella tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, è pur vero che esistono ancora diversi strumenti a disposizione del Vaticano per contrastare i soprusi nei confronti dei minori e rimediare, almeno in parte, a una situazione insopportabile. Si tratta di iniziative che la Santa Sede dovrebbe prendere subito in considerazione per dimostrare di voler combattere concretamente la pedofilia e di voler essere realmente vicina alle vittime, alle loro famiglie e al loro dolore. Lo sostiene Giovanni Panunzio, fondatore di Osservatorio Antiplagio, comitato di volontariato che da oltre vent’anni denuncia ogni forma di manipolazione mentale, causa di irretimento, inganni e violenze sessuali, in particolare a discapito di donne, bambini e adolescenti.
Il primo strumento è preventivo: consiste in una vigilanza più attenta e severa su alcune vocazioni, valutando le motivazioni di una scelta che a volte può essere dettata anche dalla solitudine o dal disagio sociale, e a volte dalla confusione e dalle delusioni sentimentali, percepite come propensione al celibato e all’astinenza sessuale.
Gli altri strumenti sono riparatori, come:
– L’obbligo per i sacerdoti e i vescovi di denunciare anche all’autorità giudiziaria civile i casi di abusi a loro conoscenza.
– L’espulsione dalla Chiesa del prete responsabile di quegli abusi, anche se fosse la prima volta.
– L’esclusione della prescrizione per il reato di pedofilia. Con l’imprescrittibilità dei cosiddetti “delicta graviora”, infatti, l’autore dei soprusi potrebbe essere sempre processato e punito, qualunque sia la sua età e, soprattutto, qualunque sia l’età della sua vittima.
Quest’ultimo punto – continua Giovanni Panunzio – dovrebbe valere sia nella legislazione vaticana che in quella degli Stati coinvolti, a cominciare dallo Stato italiano. In tal modo si capirebbe quali parlamenti sono disposti a combattere le violenze sui minori a parole, e quanti nei fatti. E’ inammissibile che un pedofilo, prete o laico che sia, la faccia franca solo perché la vittima, per paura, vergogna o altri motivi, denuncia in età avanzata le “attenzioni” subite; ovvero quando la prescrizione impedisce l’azione legale e il risarcimento.
Attualmente la normativa italiana prevede che la prescrizione per questi crimini intervenga allo scadere dei 10 anni, quella vaticana dopo 20. Prima del 1898, però, la prescrizione era estranea al diritto canonico: non si capisce dunque perché ora, di fronte ad atti così efferati commessi da una percentuale di sacerdoti che oscilla tra il 4 e il 6%, non possa essere cassata “in perpetuum”.
Osservatorio Antiplagio
Prof. Giovanni Panunzio, coord. naz.
@antiplagioblog

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