Osservatorio Antiplagio e giustizia negata: “Motu proprio” contro la pedopornografia, la prescrizione del reato rimane tale e quale. Dopo vent’anni, molti carnefici la faranno franca, ma nessuno lo dice. Il nuovo corso della Chiesa è solo un’illusione. P.S. Questa notizia è stata oscurata da tutti gli organi di stampa.

2 Apr

Il comitato di volontariato Osservatorio Antiplagio, che da 25 anni segnala all’autorità giudiziaria ogni forma di manipolazione mentale, da parte di santoni, taumaturghi e consacrati di svariate confessioni religiose, causa di irretimento, inganni e violenze sessuali, in particolare a discapito di donne, bambini e adolescenti, rileva in una nota che, riguardo la prescrizione per il reato di pedopornografia, il recente “motu proprio” di Papa Francesco non introduce alcuna novità alla precedente legislazione vaticana, diversamente da quanto riportato da molti commentatori e vaticanisti: tra cui Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede. I 20 anni di prescrizione dal compimento del 18′ anno di età della vittima, infatti, sono rimasti tali e quali alla normativa vigente, voluta nel 2010 da Benedetto XVI. La conseguenza è che se un bambino, un adolescente, o una donna volessero denunciare l’abuso negli anni successivi alla maggiore età, non avrebbero giustizia qualora lo facessero dai 38 anni in poi. E i casi di adulti che querelano ben oltre questa età sono tantissimi. Mentre l’obbligo di denuncia all’autorità civile e/o la denuncia d’ufficio sono andati incontro alle richieste delle vittime e dello stesso Osservatorio Antiplagio, per la prescrizione non sono stati fatti passi avanti. Con l’esclusione della prescrizione per i cosiddetti “delicta graviora”, com’era un tempo e come sollecitato più volte da Osservatorio Antiplagio, l’autore dei soprusi potrebbe essere sempre processato e punito, qualunque sia la sua età e, soprattutto, qualunque sia l’età della sua vittima. Quest’ultimo punto dovrebbe valere sia nella legislazione vaticana che in quella degli altri Stati, a cominciare dallo Stato italiano. In tal modo si capirebbe quali Paesi sono disposti a combattere le violenze sui minori e sulle donne a parole, e quanti nei fatti. E’ inammissibile che un pedofilo – prete, laico, o santone che sia – la faccia franca solo perché la vittima, per paura, vergogna, o altri motivi, denuncia in età avanzata le “attenzioni” subite, e cioè quando la prescrizione impedisce l’azione legale. Attualmente la normativa italiana prevede che la prescrizione per questi crimini intervenga allo scadere dei 10 anni. Nella legislazione vaticana invece, prima del 1898, la prescrizione era estranea al diritto canonico. Non si capisce dunque perché ora, nel decantato nuovo corso della Chiesa e di fronte ad atti così efferati commessi da una percentuale di sacerdoti che oscilla tra il 4 e il 6%, non possano essere esclusi limiti temporali affinché la prescrittibilità sia cassata “in perpetuum”.
30/03/2019
Osservatorio Antiplagio
@antiplagioblog

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