Archivio | marzo, 2020

Compiti per le “vacanze” forzate, per tutti: da leggere e rileggere. 10 utili e validi motivi per resistere al Covid-19

28 Mar

Giovanni Panunzio, Insegnante di Religione

 

1) L’emergenza virus che stiamo vivendo è una guerra insolita, ma è una guerra: il nemico invisibile è alle porte e non bisogna uscire, se non per esigenze indispensabili. Curarsi è indispensabile, nutrirsi è indispensabile, lavarsi è indispensabile. Se i tempi del “coprifuoco” dovessero allungarsi, proviamo a raccontare in un diario personale, giorno per giorno, quanto sta accadendo. Conserviamo un ricordo, un monito. E gli adulti colgano l’occasione per scrivere la storia della loro vita: può esistere un’eredità migliore per i loro figli e nipoti?

2) L’Europa non conosceva un conflitto da 75 anni, ora lo sta conoscendo, come lo sta conoscendo il mondo intero. Ma è meglio stare al riparo tranquillamente nella propria abitazione, piuttosto che stare al riparo da mitragliatrici e missili, come succede nelle guerre reali. Un conto è avere un po’ di paura, un altro è vivere nel panico e nel terrore 24 ore su 24, con poco cibo, poca acqua e carenza di cure sanitarie. Se è vero che stiamo rinunciando ad assistere a ricorrenze, matrimoni e (purtroppo) funerali, è altrettanto vero che chi vive sotto le bombe assiste a una disintegrazione effettiva e affettiva: quella dei nuclei familiari. Avremo tempo e modo di recuperare tutto e, soprattutto, di recuperare l’essenzialità della vita.

3) Gli studenti di ogni ordine, grado e università siano pazienti, non creino altri problemi ai genitori e ai nonni, che stanno già fronteggiando con impegno e fatica un grande problema per salvaguardare la loro vita e quella dei loro figli e nipoti. Tengano presente che anche a casa possono avvenire incidenti; dunque siano prudenti e moderati nei comportamenti: non è il momento adatto per chiamare il 118 o andare al pronto soccorso.

4) I ragazzi sappiano che grazie a questa costrizione, che li sta facendo perfino annoiare, consolideranno i rapporti personali e sentimentali, e apprezzeranno molto di più la famiglia, la scuola – dove sicuramente miglioreranno i risultati – e valori come l’amicizia, la condivisione, la solidarietà con gli indifesi, i dimenticati: quelli che vengono chiamati “ultimi” e che ultimi non sono; per esempio i senzatetto. I giovani dialoghino con gli adulti, e viceversa, e facciano le domande che vogliono: tutti rivaluteranno l’importanza dell’ascolto. Tra fidanzati ascoltatevi, rassicuratevi, contagiatevi il rispetto; e dalla costrizione passerete alla costruzione.

5) Ogni anno sulla Terra muoiono 10 milioni di bambini dai 5 anni in giù per malattie, guerre, fame: è il più grande “sacrificio” dimenticato dalla storia e dai media. Adesso non possiamo più fare finta di niente, dobbiamo meditare. Abbiamo compreso che siamo tutti vulnerabili, a rischio, proprio come quei 10 milioni di bimbi. Non accade solo lontano da qui o nei film. Noi però abbiamo un’arma in più per difenderci: calma, autocontrollo. E non è poco.

6) I nostri figli e nipoti, quando potranno raccontare ai loro figli e ai loro nipoti questa nuova “guerra”, si accorgeranno di aver acquisito la maturità e la saggezza necessarie per creare un futuro e un  mondo migliori, dove la persona possa contare più del profitto ed essere più tutelata: maturità e saggezza che doneranno alle nuove generazioni. E lo potranno fare con un mezzo ulteriore, che i loro progenitori non avevano: la comunicazione immediata. Per scoprire le fake news o quelle sospette, i ragazzi sanno che possono digitare 2/3 parole-chiave nei siti di notizie accreditati (Ansa.it, Rainews.it, Google news, ecc.) e verificare se la fonte è confermata o smentita.

7) Il Covid-19 ha colpito l’Europa, senza guardare in faccia nessuno, scatenando scenari bellici e (all’inizio) l’emarginazione dei cittadini italiani. Nel medesimo istante la medesima Europa, che di cristiano ha poco o nulla, tanto meno le sue fragili radici, sta respingendo in mare migliaia di esuli – oltretutto esposti al coronavirus – in fuga dal conflitto Turchia-Siria: un conflitto concreto che ha già causato 400.000 morti, di cui 120.000 civili, e milioni di sfollati. Non ci stiamo pensando perché adesso, volenti o nolenti, siamo tutti sulle stesse barche. Il dopo “guerra”, comunque, ci darà un entusiasmo nuovo, una forza inattesa. Basta saper aspettare.

8) L’uomo ha provocato molti squilibri naturali: inquinamento, disboscamenti, sfruttamento illimitato delle risorse. Ha così sottratto agli epicentri di contagio dei virus (per es. i pipistrelli) i loro alimenti abituali, portandoli a spostarsi verso le città. Greta Thunberg e i suoi sostenitori stanno avendo ragione. E se in questa situazione possedessimo tutto il denaro, tutto l’oro del mondo, non saremmo appagati perché non potremmo usarlo.

9) Vediamo alcuni aspetti utili dell’emergenza. Di certo non sono gli unici.
– L’inquinamento delle fabbriche e delle auto sta diminuendo sensibilmente.
– Gran parte dei delinquenti è confinata a casa, come noi, e non può nuocere alla collettività.
– Così protetti, ci ammaliamo meno di altre patologie e affiniamo l’igiene personale.
– Stiamo di più con i nostri cari, quindi non rimpiangeremo di non aver passato tempo con loro. E quando usciremo lo faremo con gli altri.
– Accresciamo la nostra cultura musicale, cinematografica, letteraria: tantissimi artisti hanno raccontato la speranza, la consolazione, la gioia e, perché no, la paura e la collera. Ma non adiriamoci con chi ci ama, bensì con gli uomini che ci hanno portato a questo, costringendoci a vivere quasi segregati; però facciamolo costruttivamente, impariamo a rispettare tutto, la natura, le persone, come vorremmo essere rispettati noi: è l’unica “medicina” che abbiamo per combattere e curare un “cancro” causato dall’ingordigia altrui.
– La didattica a distanza ci fa lavorare meglio, perché nessuno disturba o viene disturbato dalle chiacchiere e dai cellulari accesi. Se i prof. vi stanno trasmettendo molti compiti, non sbuffate: l’anno scolastico volge al termine.
– Mentre rinunciamo alla nostra libertà, gli ospedali e la ricerca stanno lavorando assiduamente per l’umanità: non dobbiamo sentirci abbandonati. E se un giorno dovessimo vaccinarci tutti, lo faremo.
– Contemporaneamente, per non remare contro, non dobbiamo alimentare un secondo virus, cioè il panico. Anzi, approfittiamone per porre in atto una pausa salutare nella nostra vita frenetica, quella di poche settimane fa, per soffermarci sui valori autentici, per donare un sorriso, per risentirci e riappacificarci con le persone che si sono fatte da parte o che abbiamo messo da parte noi.

10) Spero che anche tali “motivi per resistere” siano un aspetto favorevole dell’emergenza. Nel contempo sdrammatizziamo: dobbiamo arginare e sconfiggere il virus ad ogni costo, con flemma, sangue freddo, lungimiranza, e dobbiamo essere tutti ottimisti. Ma non dobbiamo essere tutti “positivi”, per carità! Il riferimento al Covid-19 è puramente casuale.
Ora andate a tranquillizzare chi vi sta vicino: questo momento storico ci cambierà la vita, in meglio. Statene certi. Siete tutti dei soldati, noi siamo i vostri ufficiali: dobbiamo vincere! Distanti, ma compatti.

Prof. Giovanni Panunzio, IdR
I.I.S.S. “Primo Levi”
Quartu Sant’Elena (Cagliari)
28/03/2020

Covid-19: anno scolastico valido a tutti gli effetti. Lettera aperta di Giovanni Panunzio, docente di Religione, al Ministero dell’Istruzione.

15 Mar

foto lastampa.it

 

Lettera aperta al viceministro dell’Istruzione Anna Ascani
e p.c. al ministro Lucia Azzolina

Gentile d.ssa Ascani,
insegno in un istituto secondario di II grado. Ho sentito il suo intervento alla trasmissione radiofonica Rai “Zapping” del 5 marzo 2020.
La risposta che ha dato al conduttore Giancarlo Loquenzi sulla ventilata rimodulazione del calendario scolastico italiano mi trova d’accordo: mi riferisco al fatto che troppe interruzioni lunghe disabituerebbero allo studio e alla concentrazione. La scansione delle nostre lezioni e delle nostre vacanze va bene così.
Aggiungo, e mi permetto di farle notare, un’ulteriore criticità: il clima. Se è vero che in Europa i vari calendari sono diversi dal nostro – sia perché gli altri Stati celebrano altre festività (a parte Natale e Pasqua), sia perché le temperature permettono alcune differenziazioni – in Italia già a maggio, specialmente nel meridione e nelle isole, comincia a farsi sentire il caldo umido e afoso che caratterizza lo Stivale per la peninsularità e la collocazione più a sud: situazioni che trasformano le aule scolastiche in vere e proprie saune. Forse coloro che non “frequentano” giornalmente gli ambienti scolastici non considerano ciò, non lo percepiscono. Per non parlare del mese di settembre che, a volte, è cocente alla stregua dei mesi precedenti. Infatti, come saprà, un tempo le lezioni iniziavano a ottobre dovunque; a meno che ora il Governo non voglia dotare di condizionatori d’aria, o meglio inverter, tutte le classi di tutte le scuole. Dal punto di vista economico la vedo in salita.
Colgo l’occasione per riflettere un attimo con lei sui programmi e sui 200 giorni effettivi di lezione. A tal proposito, la media europea è al di sotto dei 190 giorni, come riporta ad esempio “Il Sole 24 Ore”: http://scuola24.ilsole24ore.com/art/scuola/2018-09-06/con-200-giorni-lezione-anno-scolastico-italiano-i-piu-lunghi-ue-161401.php?uuid=AEq2iHlF
Riguardo i contenuti, invece, è dal 2012 (se ricordo bene) che i programmi non esistono più, a seguito dell’introduzione delle “Indicazioni nazionali”. Probabilmente molti colleghi non ne sono ancora coscienti. Docenti e famiglie, quindi, non devono avere alcun motivo di preoccupazione se cause di forza maggiore motivate aumentano le settimane di stop: la programmazione può essere rimodulata in qualsiasi momento, in base alle esigenze della collettività scolastica e, naturalmente, a discrezione degli insegnanti: onde avvantaggiare la qualità dell’istruzione, non la quantità. Da parte mia attiverò ogni iniziativa a distanza adeguata per mantenere il contatto con le studentesse e gli studenti, e non far pensare loro che sono stati dimenticati.

Giovanni Panunzio, IdR
I.I.S.S. “Primo Levi”
Quartu Sant’Elena (Cagliari)

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Emergenza Covid-19: il 78% degli studenti ha paura di essere contagiato dal virus. Solo il 7% sente la mancanza della scuola, ma a casa il 75% si annoia. E il 21% teme di perdere l’anno.

13 Mar

GIOVANNI PANUNZIO IN AUTO… ISOLAMENTO

 

Nell’ambito delle iniziative sulla didattica a distanza, il prof. Giovanni Panunzio, insegnante di Religione all’I.I.S.S. “Primo Levi” di Quartu Sant’Elena (Cagliari), ha proposto (tramite telefono e relativo passaparola) a 280 studenti tra i 14 e i 20 anni delle classi in cui insegna – dalla 1^ alla 5^ Superiore – una serie di 5 domande su altrettanti temi: Governo, vacanza, paura, insegnanti e scuola, correlati all’emergenza Covid-19 e all’interruzione improvvisa delle lezioni. Pubblichiamo i risultati.

Sul Governo
Il 49% degli studenti interpellati ha risposto che la decisione di Palazzo Chigi di interrompere l’attività didattica a causa del nuovo coronavirus è una scelta responsabile. Per il 35% è criticabile, per il 16% è indispensabile.

Sulla vacanza
Il 94% ha risposto che questo stop forzato non è come le solite vacanze (Natale, Pasqua, ecc.) perché è dovuto a un’emergenza che non si sa quando terminerà. Per il 4% è diverso rispetto agli altri periodi di ferie in quanto costringe a stare a casa e limita la socializzazione. Per il 2% non è una vacanza perché non include festività civili o religiose.

Sulla paura
Il 78% ha risposto che adesso ha paura del contagio e di ammalarsi. Il 21%, invece, è preoccupato di non recuperare le insufficienze e di perdere l’anno scolastico. L’1% teme l’arrivo di altri extracomunitari, sia dall’Africa, che da altre zone.

Sugli insegnanti
Il 54% ha risposto che i professori, al rientro in aula, devono aiutare gli studenti in difficoltà, inclusi i ragazzi con disabilità, chiedendo supporto ai compagni che vanno bene. Per il 45% i docenti devono riprendere gli argomenti già trattati e fare le verifiche per le valutazioni finali. Secondo l’1% devono accelerare per recuperare le lezioni perse.

Sulla scuola
Il 75% ha risposto che, se la vacanza obbligata dovesse durare un mese o più, si annoierebbe. Il 18% non sentirebbe il distacco. Al 7% degli alunni, invece, la scuola mancherebbe.

Il passo successivo al questionario sarà l’apertura di un dibattito con gli studenti partecipanti, tramite messaggistica nei gruppi-classe attivati.

levi