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Gli “esperti ministeriali” sono incompatibili con l’istruzione e la scuola

1 Lug

Vittorio Colao (foto ilbianconero.com)

Sono un docente di un istituto secondario statale di secondo grado. Nelle “Iniziative per il rilancio dell’Italia 2020-2022”, commissionate dal Governo Conte a un comitato di 20 consulenti, presieduto dal dr. Vittorio Colao, ho letto che: “Sono stati esclusi interventi che riguardano aree già presidiate da altri comitati, quale ad esempio la Scuola”. Ma, proseguendo nella lettura delle “Iniziative” in oggetto, meglio conosciute come “piano Colao”, ho trovato 5 punti sul tema “scuola”. Vediamoli singolarmente.
1) Dice il comitato: “Per creare un Paese dinamico e resiliente, è indispensabile investire nel miglioramento e nel potenziamento di Scuola, Università, Ricerca”.
– Quindi, per saper affrontare e superare agilmente gli eventi traumatici e i periodi di difficoltà, o meglio per fare buon viso a cattivo gioco di fronte ai problemi dell’istruzione, dello studio e della sperimentazione (problemi mai risolti dai Governi), le comunità scolastiche, universitarie e scientifiche avrebbero bisogno di migliorarsi e potenziarsi. Ritengo che la proposta sia inconcludente, visto che tali situazioni le stiamo combattendo “ab illo tempore”, in perfetta solitudine. E sono passati decenni. Cavarsela citando la resilienza, o riempiendosene la bocca, come attualmente provano a fare in molti, non è un rimedio: è una toppa psicoterapeutica già consunta, sdrucita.
2) Continua il documento: “L’Italia sarà più equa se saprà assicurare la valorizzazione delle donne, l’equità intergenerazionale e l’inclusione nella società delle persone con disabilità e di tutte le minoranze, orientando la Scuola a formare le nuove generazioni al pieno rispetto dei valori costituzionali, primo fra tutti l’uguaglianza di opportunità e di diritti”.
– Sono d’accordo, però il “pieno rispetto dei valori costituzionali” deve partire dall’alto. Nel “piano Colao” ciò non viene scritto, perché? Siamo tutti consapevoli, infatti, di chi sia stato “in primis” a calpestare la Costituzione: fin dai suoi albori. In questa direzione i Governi italiani hanno fallito globalmente, miseramente; tant’è che pure la miseria è aumentata (specie dopo l’arrivo dell’euro). La miseria dei governanti no: all’aumento della loro indennità ci hanno pensato a puntino, cresciuta insieme alla loro indegnità. Anche i vari Presidenti del Consiglio, della Repubblica, delle Camere, ecc. che si sono succeduti, a qualsiasi ideologia appartenessero, si sono riempiti le fauci di diritti, doveri, equità, uguaglianze, Costituzione da insegnare nelle scuole e ipocrisie analoghe, e poi hanno fatto prosperare: 1) la sconfessione dei diritti dei bambini e degli adolescenti e la donna-oggetto nei “media”; 2) la disoccupazione e la precarietà nella post-formazione; 3) il diniego dell’uguaglianza sostanziale tra cittadini; 4) l’infiltrazione delle mafie nelle Istituzioni; 5) la sanità azzoppata da attese interminabili e discriminazioni di censo, e la disabilità ghettizzata; 6) le morti sul lavoro; 7) la sottrazione di risorse finanziarie alla scuola, all’università e alla ricerca; 8) il prezzo dell’istruzione obbligatoria fino a 16 anni, che dovrebbe essere gratuita (proprio perché obbligatoria) e invece ogni anno costa centinaia di euro alle famiglie; 9) la dispersione scolastica; 10) il caporalato e la violazione sistematica dell’articolo 10 della Carta costituzionale sul diritto d’asilo per migranti e rifugiati; 11) la diseducativa pubblicizzazione mediatica di ciarlatani, taumaturghi e ulteriori dipendenze su cui il Governo ha il monopolio (v. gioco d’azzardo e alcolici); dipendenze che poi il medesimo Governo deve curare; 12) i terremotati rimasti senza casa; 13) l’arte, l’ambiente e il territorio devastati da incuria, inquinamento, smottamenti e incendi (perché acquistare F35, piuttosto che Canadair?); 14) l’evasione e l’imposizione fiscale tra le più alte, a fronte di servizi tra i peggiori; 15) la legge uguale per tutti e la giustizia diversa. Basti pensare non solo a quanti non possono difendersi nei tribunali perché non riescono a pagare gli avvocati (i più benestanti li annoverano in busta-paga), ma anche ai moltissimi cittadini, donne, minori, anziani che denunciano soprusi e abusi di ogni genere e non vengono ascoltati perché non possiedono risorse economiche per affidarsi a un legale, o perché sono ritenuti non-attendibili, o non hanno santi in paradiso a cui chiedere aiuto, o non fanno “audience”. Per non parlare dei ventilati “problemi della giustizia italiana”, scoperti stranamente dagli anni ’90, dopo che erano state scoperte le ruberie della politica e dei suoi corruttori e corrotti; e mai trattati quando a patire le distorsioni dei processi erano (e sono) i poveri disgraziati: unico giustizialismo di cui bisognerebbe indignarsi. Sono questi i contenuti e i modelli della “cittadinanza e Costituzione” che dovremmo condividere con gli studenti? La lista sarebbe ancora lunga. O a scuola è automatico continuare a raccontare libri dei sogni, per mimetizzare le inadempienze degli “eletti”, come se i ragazzi di oggi non vedessero il mondo decadente e iniquo che li circonda?
3) Il “piano Colao” prosegue: “Il problema principale è legato alle profonde differenze di qualità fra livelli di istruzione, percorsi formativi e aree territoriali. Già a 15 anni i nostri studenti mostrano livelli di apprendimento sistematicamente inferiori a quelli della media dei Paesi OCSE. I divari tra gli studenti dei licei e quelli degli istituti professionali non solo sono estremamente ampi, ma si sono ulteriormente dilatati nell’ultimo triennio. In aggiunta, i divari territoriali sono molto profondi, con il Sud e le Isole che presentano livelli di competenze del tutto inadeguati. Queste differenze creano problemi di equità e rendono inefficienti misure di carattere generale”.
– Qua mi sarei aspettato qualche idea costruttiva, possibilmente risolutiva; non l’illustrazione o la constatazione di una situazione che conosciamo a menadito.
4) I 20 esperti poi, contraddicendosi, chiedono un: “Deciso incremento della digitalizzazione del comparto Scuola e Università e adozione di tecnologie, modalità di orientamento e sistemi di insegnamento aggiornati, con sostanziale rinnovamento dei programmi scolastici e della valutazione su scala nazionale delle scuole”.
– Sull’incremento di tecnologie, orientamento e aggiornamento non si può non essere d’accordo. Ma sul rinnovamento dei programmi scolastici, che non esistono più (cosa rinnovare dunque?), e sulla valutazione a livello nazionale non ha senso proporre cambiamenti senza conoscere: a) i reali disagi delle famiglie; b) le “Indicazioni Nazionali per la Scuola dell’Infanzia e il Primo Ciclo d’Istruzione”; c) quelle “per i Licei e gli Istituti Tecnici e Professionali”. Sono “Indicazioni” in vigore da una decina d’anni che, per intenderci, hanno soppiantato i programmi. Inoltre: come fare un’obiettiva e imparziale “valutazione su scala nazionale delle scuole”, se nello stesso “piano Colao” si dice che “i divari territoriali sono molto profondi, con il Sud e le Isole che presentano livelli di competenze del tutto inadeguati”, e che “queste differenze creano problemi di equità”? Mah!
5) Infine nel documento è scritto: “Predisporre e lanciare un piano di iniziative di upskilling (co-finanziate da pubblico e privato), facendo leva sul settore privato per supportare insegnanti, cultura e Scuola. Consulenza di carriera e di vita personale (Career and Life Counselling) nella scuola superiore e nelle università”.
– Perché usare termini come “upskilling” (roba da thriller), al posto di riqualificazione o rigenerazione? E perché affidarsi ai privati, quando il loro fine è quasi sempre il profitto? O parliamo di filantropi? Se ci si sta riferendo alle imprese e alle aziende, siamo sicuri che abbiano una chiara cognizione di cosa sia la giustizia sociale? Di cosa significhino inclusione, parità, tutela dei deboli? Io ho i miei dubbi. E dire che gli imprenditori stanno invadendo i palazzi del potere, a mo’ di salvatori della patria! Se volessimo analizzare, per esempio, come si è comportato lo stesso dr. Colao nel suo decennio da amministratore delegato di Vodafone, ne usciremmo straniti. Per cui, prima di proseguire, consiglierei al lettore di fermarsi e prendere un anti-nausea.
Andando a verificare online, infatti, quante e quali sanzioni l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust italiana) ha comminato a Vodafone dal 2008 al 2018, si trova una sfilza interminabile di: pratiche commerciali invasive e sleali, prezzi ritoccati senza informare gli utenti, messaggi pubblicitari non veritieri, sms poco chiari per il recupero dei clienti, rimodulazioni unilaterali delle tariffe, fatturazioni a 28 giorni, operazioni di “cartello” con altre compagnie, stalkeraggio telefonico, ecc. Consultare le delibere dell’Autority però è quasi inutile poiché qualunque consumatore abbia avuto a che fare con Vodafone, “società ad azionatario diffuso”, avrà riscontrato di persona réclames ingannevoli e sotterfugi ai limiti dell’illiceità per proficue fette di mercato e spartizioni allettanti. Tornando allora a Vittorio Colao, mi chiedo: chi nel suo lavoro ha favorito gli interessi di “bottega”, a discapito dei cittadini che gli hanno pagato lo stipendio, può di punto in bianco studiare una strategia bilanciata tra gli interessi aziendali e quelli collettivi?
Se ho invaso il suo “campo”, me ne scuso: d’altronde anche lui ha invaso il mio, pur non volendosene occupare.
Per ultimo, affronterei l’argomento “career counselling”, consulenza di carriera: che nelle università forse si può dare e fare, baronato, nepotismo e maritocrazia – sì, marito – permettendo, e nelle scuole no. A scuola la carriera non esiste: chi entra professore esce professore. A meno che l’insegnante, un giorno, non voglia affrontare il concorso per presidi; ma è tutt’altra professione. “Ergo” perché parlare perfino di ciò nel “piano Colao”? Forse per dispensarci un’ennesima spruzzata di saccente anglomania? E i Ministeri, prima di rivolgersi a improbabili “task-force”, forse non dovrebbero informarsi meglio ed eseguire gli approfondimenti necessari, soprattutto quando intendono intervenire in ambiti delicatissimi, quali l’istruzione e la formazione? O la scusante è ancora il contagio globale? Certo, insieme al distanziamento sociale: dei partiti dalla società. Lo dimostrano le linee guida – tra il politichese e la retorica – del ministro Azzolina sul rientro a scuola a settembre: dove il problema trasporti, il più delicato, non viene affrontato. La patata bollente torna a noi, in particolare ai dirigenti scolastici. “Vuolsi così Colao dove si puote… e più non dimandare”.
Giovanni Panunzio
(Cagliari)

Covid-19 e scuola: a settembre tutti in aula, tutti i giorni, con doppi turni accorciati

9 Mag

(fonte foto amazon.fr)

Sono un insegnante di scuola secondaria di secondo grado. A mio parere l’avvicendamento degli studenti in aula – il 50% fino al mercoledì, l’altro 50% dal giovedì al sabato – per il prossimo anno scolastico è ingestibile perché: 1) La metà degli alunni che segue le lezioni da casa online non può stare cinque o sei ore davanti a uno schermo e, di pomeriggio, utilizzarlo ancora per svolgere compiti, ripassare argomenti, ecc. o per ragioni personali, svago, social e altro: non solo per il rischio della “sindrome dell’occhio secco”, ma anche per motivi di salute diversi (mal di testa, nausee, disturbi visivi). 2) Contenere i ragazzi per cinque o sei ore, quasi fermi, senza permettere assembramenti e, dunque, non facendoli muovere neanche per la ricreazione, è inattuabile. Non è escluso, poi, che questo contesto non aumenti la dispersione scolastica. Oltretutto, insieme alla pausa-merenda, agli studenti deve essere consentito di andare alla toilette a rotazione, almeno due volte nella mattinata. Le file che si creerebbero nei corridoi, a causa del distanziamento obbligatorio, sarebbero permanenti e difficilmente controllabili dal personale ausiliario. A ciò va aggiunto il problema dei distributori automatici di cibi e bevande, ove presenti, che genererebbero ulteriori code e altro tempo sottratto alle lezioni.

Forse sarebbe meglio un tipo di avvicendamento basato non sulla distinzione dei giorni, ma sulla suddivisione dell’orario giornaliero: con un intervallo di un paio d’ore tra due turni. Il primo potrebbe partire alle 10 (per evitare la congestione del traffico mattutino è meglio non iniziare alle 8:30) e finire alle 13. Il secondo potrebbe cominciare alle 15 e terminare alle 17, o alle 18 (nei giorni in cui, in alcune scuole, sono contemplate le sei ore). In tal modo sarebbe salvaguardata la pausa-pranzo e gli alunni rimasti a casa svolgerebbero una didattica a distanza (dad) meno invasiva: non più di tre ore. Nella settimana successiva, per non penalizzare alcuna disciplina e i ragazzi stessi, gli studenti del primo turno “coprirebbero” il secondo, e viceversa. I problemi della pausa ricreativa, o meglio della pausa-merenda, e dei distributori di cibi e bevande – che, nell’ambito di una doverosa educazione all’alimentazione, potrebbero essere rimossi – cadrebbero. Resterebbe, alquanto ridimensionata, la questione dell’utilizzo della toilette: dove gli alunni, in due/tre ore, possono recarsi molto meno, o per niente. Le ore di lezione, dunque, sarebbero tutte di 60 minuti, pure quando sono sei. Con questo sistema, nessun docente avrebbe ore in più. La probabilità che qualche insegnante, nello stesso giorno, possa svolgere lezione sia di mattina, che di pomeriggio, sarebbe limitata a un paio di volte alla settimana; ad ogni modo sarebbe superabile: in parte con un orario concordato, considerando “in primis” le difficoltà dei docenti che risiedono lontano (un inconveniente potrebbe essere la rinuncia al giorno libero), e in parte tenendo presente la disponibilità, su base volontaria, di colleghi disposti a fare le ore in entrambi i turni, magari per essere più liberi nei rimanenti giorni.
I trasporti avrebbero comunque, innegabilmente, una funzionalità migliore: sia perché i ragazzi che si spostano sono sempre la metà, sia perché lo spazio di un paio d’ore tra i turni è sufficiente per uno scambio in sicurezza, con meno traffico, e per dare il tempo ai pullman, ai treni, ecc. di condurre gli studenti a casa e prendere quelli da accompagnare a scuola.
Se il “bonus cultura” di 500 euro che viene riconosciuto ai maggiorenni dell’ultimo anno delle superiori venisse assegnato anche, o anticipato, al primo anno, tutti gli allievi della scuola secondaria di secondo grado acquisterebbero (obbligatoriamente) un tablet o un pc – che sarebbe di loro proprietà, non più in comodato d’uso – da usare 5 anni, sia a casa, che a scuola, e non solo per la dad: bensì per studiare, compiere ricerche, elaborare progetti, sintesi, itinerari virtuali, ecc.
Qualora i genitori con figli fino alla 3ª media lavorassero entrambi, dovrebbero farlo a giorni alterni. Oppure solo di mattina, o di pomeriggio. O godere di permessi brevi. Le potenziali ore e/o giornate di assenza settimanali verrebbero retribuite dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, così come (in alternativa) eventuali “baby sitter”. A meno che quelle ore e/o quei giorni non siano recuperabili, attraverso lo “smart working”. Con il sistema proposto dalla ministra Azzolina (la metà dei ragazzi a scuola fino a mercoledì, l’altra metà da giovedì a sabato), le problematiche familiari sarebbero analoghe.
Tornando ai trasporti, è opportuno che fin d’ora il Ministero dell’Istruzione, in accordo con le amministrazioni territoriali e con le scuole, contatti sia le aziende pubbliche e private di trasporti locali, sia le famiglie, per: 1) verificare se la quantità e la capacità dei mezzi è tale da garantire il numero di posti sufficienti per condurre a scuola in sicurezza tutti gli studenti che non possono utilizzare veicoli propri, specialmente i pendolari; 2) sapere quanti ragazzi possono muoversi autonomamente, a piedi, e quanti genitori riescono ad accompagnarli, o a dotarli di un mezzo di spostamento personale; 3) cominciare a predisporre gli eventuali contratti con le suddette aziende, da confermare e ratificare, se necessario, a fine agosto.
Le scuole serali, gli istituti privati e quelli paritari potrebbero applicare lo stesso schema, tranne nei casi in cui abbiano già un numero di iscritti ridotto e, di conseguenza, possano svolgere le lezioni senza dover fare alternare gli alunni.
Ovviamente, qualsiasi differente esigenza di qualsiasi istituto, in particolare nel primo ciclo di istruzione, sarà vagliata e affrontata caso per caso. L’ingresso degli studenti, per esempio, potrebbe essere autorizzato da un’ora prima dall’inizio delle lezioni. La fine, invece, sarebbe disciplinata dai docenti, distanziando le uscite degli alunni. Gli orari dei mezzi di trasporto verrebbero conformati a tali circostanze.

La frequenza di tutti i ragazzi al mattino, per cinque o sei ore, con classi di 10/12 studenti, come proposto da qualcuno, implica – a parte i problemi rappresentati ai punti 1 e 2, dispersione scolastica inclusa – il raddoppio delle aule, degli insegnanti, del personale ausiliario e dei mezzi di trasporto pubblico: organizzazione che, oltre i costi, richiede molto più tempo di quello a disposizione da adesso a settembre.

Le note dolenti delle rotazioni, infine, sono principalmente due: 1) Le lezioni svolte in aula e da seguire online, dalla metà degli alunni rimasti a casa, hanno naturalmente un “taglio” difforme, rispetto a quelle digitali; e gli insegnanti dovrebbero disporre perennemente di una webcam e di un microfono e, oltremodo, verificare sovente che gli allievi collegati non si assentino dalla loro postazione. 2) Ogni studente, in presenza, può socializzare solo con il 50% dei compagni. Per ora non esistono scappatoie perché le combinazioni, abbinate ai turni, sarebbero innumerevoli. Si potrà rimediare in futuro, se e quando le classi saranno composte “ab origine” dalla metà, o meno, degli alunni attuali.

Giovanni Panunzio
Cagliari

Compiti per le “vacanze” forzate, per tutti: da leggere e rileggere. 10 utili e validi motivi per resistere al Covid-19

28 Mar

Giovanni Panunzio, Insegnante di Religione

 

1) L’emergenza virus che stiamo vivendo è una guerra insolita, ma è una guerra: il nemico invisibile è alle porte e non bisogna uscire, se non per esigenze indispensabili. Curarsi è indispensabile, nutrirsi è indispensabile, lavarsi è indispensabile. Se i tempi del “coprifuoco” dovessero allungarsi, proviamo a raccontare in un diario personale, giorno per giorno, quanto sta accadendo. Conserviamo un ricordo, un monito. E gli adulti colgano l’occasione per scrivere la storia della loro vita: può esistere un’eredità migliore per i loro figli e nipoti?

2) L’Europa non conosceva un conflitto da 75 anni, ora lo sta conoscendo, come lo sta conoscendo il mondo intero. Ma è meglio stare al riparo tranquillamente nella propria abitazione, piuttosto che stare al riparo da mitragliatrici e missili, come succede nelle guerre reali. Un conto è avere un po’ di paura, un altro è vivere nel panico e nel terrore 24 ore su 24, con poco cibo, poca acqua e carenza di cure sanitarie. Se è vero che stiamo rinunciando ad assistere a ricorrenze, matrimoni e (purtroppo) funerali, è altrettanto vero che chi vive sotto le bombe assiste a una disintegrazione effettiva e affettiva: quella dei nuclei familiari. Avremo tempo e modo di recuperare tutto e, soprattutto, di recuperare l’essenzialità della vita.

3) Gli studenti di ogni ordine, grado e università siano pazienti, non creino altri problemi ai genitori e ai nonni, che stanno già fronteggiando con impegno e fatica un grande problema per salvaguardare la loro vita e quella dei loro figli e nipoti. Tengano presente che anche a casa possono avvenire incidenti; dunque siano prudenti e moderati nei comportamenti: non è il momento adatto per chiamare il 118 o andare al pronto soccorso.

4) I ragazzi sappiano che grazie a questa costrizione, che li sta facendo perfino annoiare, consolideranno i rapporti personali e sentimentali, e apprezzeranno molto di più la famiglia, la scuola – dove sicuramente miglioreranno i risultati – e valori come l’amicizia, la condivisione, la solidarietà con gli indifesi, i dimenticati: quelli che vengono chiamati “ultimi” e che ultimi non sono; per esempio i senzatetto. I giovani dialoghino con gli adulti, e viceversa, e facciano le domande che vogliono: tutti rivaluteranno l’importanza dell’ascolto. Tra fidanzati ascoltatevi, rassicuratevi, contagiatevi il rispetto; e dalla costrizione passerete alla costruzione.

5) Ogni anno sulla Terra muoiono 10 milioni di bambini dai 5 anni in giù per malattie, guerre, fame: è il più grande “sacrificio” dimenticato dalla storia e dai media. Adesso non possiamo più fare finta di niente, dobbiamo meditare. Abbiamo compreso che siamo tutti vulnerabili, a rischio, proprio come quei 10 milioni di bimbi. Non accade solo lontano da qui o nei film. Noi però abbiamo un’arma in più per difenderci: calma, autocontrollo. E non è poco.

6) I nostri figli e nipoti, quando potranno raccontare ai loro figli e ai loro nipoti questa nuova “guerra”, si accorgeranno di aver acquisito la maturità e la saggezza necessarie per creare un futuro e un  mondo migliori, dove la persona possa contare più del profitto ed essere più tutelata: maturità e saggezza che doneranno alle nuove generazioni. E lo potranno fare con un mezzo ulteriore, che i loro progenitori non avevano: la comunicazione immediata. Per scoprire le fake news o quelle sospette, i ragazzi sanno che possono digitare 2/3 parole-chiave nei siti di notizie accreditati (Ansa.it, Rainews.it, Google news, ecc.) e verificare se la fonte è confermata o smentita.

7) Il Covid-19 ha colpito l’Europa, senza guardare in faccia nessuno, scatenando scenari bellici e (all’inizio) l’emarginazione dei cittadini italiani. Nel medesimo istante la medesima Europa, che di cristiano ha poco o nulla, tanto meno le sue fragili radici, sta respingendo in mare migliaia di esuli – oltretutto esposti al coronavirus – in fuga dal conflitto Turchia-Siria: un conflitto concreto che ha già causato 400.000 morti, di cui 120.000 civili, e milioni di sfollati. Non ci stiamo pensando perché adesso, volenti o nolenti, siamo tutti sulle stesse barche. Il dopo “guerra”, comunque, ci darà un entusiasmo nuovo, una forza inattesa. Basta saper aspettare.

8) L’uomo ha provocato molti squilibri naturali: inquinamento, disboscamenti, sfruttamento illimitato delle risorse. Ha così sottratto agli epicentri di contagio dei virus (per es. i pipistrelli) i loro alimenti abituali, portandoli a spostarsi verso le città. Greta Thunberg e i suoi sostenitori stanno avendo ragione. E se in questa situazione possedessimo tutto il denaro, tutto l’oro del mondo, non saremmo appagati perché non potremmo usarlo.

9) Vediamo alcuni aspetti utili dell’emergenza. Di certo non sono gli unici.
– L’inquinamento delle fabbriche e delle auto sta diminuendo sensibilmente.
– Gran parte dei delinquenti è confinata a casa, come noi, e non può nuocere alla collettività.
– Così protetti, ci ammaliamo meno di altre patologie e affiniamo l’igiene personale.
– Stiamo di più con i nostri cari, quindi non rimpiangeremo di non aver passato tempo con loro. E quando usciremo lo faremo con gli altri.
– Accresciamo la nostra cultura musicale, cinematografica, letteraria: tantissimi artisti hanno raccontato la speranza, la consolazione, la gioia e, perché no, la paura e la collera. Ma non adiriamoci con chi ci ama, bensì con gli uomini che ci hanno portato a questo, costringendoci a vivere quasi segregati; però facciamolo costruttivamente, impariamo a rispettare tutto, la natura, le persone, come vorremmo essere rispettati noi: è l’unica “medicina” che abbiamo per combattere e curare un “cancro” causato dall’ingordigia altrui.
– La didattica a distanza ci fa lavorare meglio, perché nessuno disturba o viene disturbato dalle chiacchiere e dai cellulari accesi. Se i prof. vi stanno trasmettendo molti compiti, non sbuffate: l’anno scolastico volge al termine.
– Mentre rinunciamo alla nostra libertà, gli ospedali e la ricerca stanno lavorando assiduamente per l’umanità: non dobbiamo sentirci abbandonati. E se un giorno dovessimo vaccinarci tutti, lo faremo.
– Contemporaneamente, per non remare contro, non dobbiamo alimentare un secondo virus, cioè il panico. Anzi, approfittiamone per porre in atto una pausa salutare nella nostra vita frenetica, quella di poche settimane fa, per soffermarci sui valori autentici, per donare un sorriso, per risentirci e riappacificarci con le persone che si sono fatte da parte o che abbiamo messo da parte noi.

10) Spero che anche tali “motivi per resistere” siano un aspetto favorevole dell’emergenza. Nel contempo sdrammatizziamo: dobbiamo arginare e sconfiggere il virus ad ogni costo, con flemma, sangue freddo, lungimiranza, e dobbiamo essere tutti ottimisti. Ma non dobbiamo essere tutti “positivi”, per carità! Il riferimento al Covid-19 è puramente casuale.
Ora andate a tranquillizzare chi vi sta vicino: questo momento storico ci cambierà la vita, in meglio. Statene certi. Siete tutti dei soldati, noi siamo i vostri ufficiali: dobbiamo vincere! Distanti, ma compatti.

Prof. Giovanni Panunzio, IdR
I.I.S.S. “Primo Levi”
Quartu Sant’Elena (Cagliari)
28/03/2020

Covid-19: anno scolastico valido a tutti gli effetti. Lettera aperta di Giovanni Panunzio, docente di Religione, al Ministero dell’Istruzione.

15 Mar

foto lastampa.it

 

Lettera aperta al viceministro dell’Istruzione Anna Ascani
e p.c. al ministro Lucia Azzolina

Gentile d.ssa Ascani,
insegno in un istituto secondario di II grado. Ho sentito il suo intervento alla trasmissione radiofonica Rai “Zapping” del 5 marzo 2020.
La risposta che ha dato al conduttore Giancarlo Loquenzi sulla ventilata rimodulazione del calendario scolastico italiano mi trova d’accordo: mi riferisco al fatto che troppe interruzioni lunghe disabituerebbero allo studio e alla concentrazione. La scansione delle nostre lezioni e delle nostre vacanze va bene così.
Aggiungo, e mi permetto di farle notare, un’ulteriore criticità: il clima. Se è vero che in Europa i vari calendari sono diversi dal nostro – sia perché gli altri Stati celebrano altre festività (a parte Natale e Pasqua), sia perché le temperature permettono alcune differenziazioni – in Italia già a maggio, specialmente nel meridione e nelle isole, comincia a farsi sentire il caldo umido e afoso che caratterizza lo Stivale per la peninsularità e la collocazione più a sud: situazioni che trasformano le aule scolastiche in vere e proprie saune. Forse coloro che non “frequentano” giornalmente gli ambienti scolastici non considerano ciò, non lo percepiscono. Per non parlare del mese di settembre che, a volte, è cocente alla stregua dei mesi precedenti. Infatti, come saprà, un tempo le lezioni iniziavano a ottobre dovunque; a meno che ora il Governo non voglia dotare di condizionatori d’aria, o meglio inverter, tutte le classi di tutte le scuole. Dal punto di vista economico la vedo in salita.
Colgo l’occasione per riflettere un attimo con lei sui programmi e sui 200 giorni effettivi di lezione. A tal proposito, la media europea è al di sotto dei 190 giorni, come riporta ad esempio “Il Sole 24 Ore”: http://scuola24.ilsole24ore.com/art/scuola/2018-09-06/con-200-giorni-lezione-anno-scolastico-italiano-i-piu-lunghi-ue-161401.php?uuid=AEq2iHlF
Riguardo i contenuti, invece, è dal 2012 (se ricordo bene) che i programmi non esistono più, a seguito dell’introduzione delle “Indicazioni nazionali”. Probabilmente molti colleghi non ne sono ancora coscienti. Docenti e famiglie, quindi, non devono avere alcun motivo di preoccupazione se cause di forza maggiore motivate aumentano le settimane di stop: la programmazione può essere rimodulata in qualsiasi momento, in base alle esigenze della collettività scolastica e, naturalmente, a discrezione degli insegnanti: onde avvantaggiare la qualità dell’istruzione, non la quantità. Da parte mia attiverò ogni iniziativa a distanza adeguata per mantenere il contatto con le studentesse e gli studenti, e non far pensare loro che sono stati dimenticati.

Giovanni Panunzio, IdR
I.I.S.S. “Primo Levi”
Quartu Sant’Elena (Cagliari)

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Emergenza Covid-19: il 78% degli studenti ha paura di essere contagiato dal virus. Solo il 7% sente la mancanza della scuola, ma a casa il 75% si annoia. E il 21% teme di perdere l’anno.

13 Mar

GIOVANNI PANUNZIO IN AUTO… ISOLAMENTO

 

Nell’ambito delle iniziative sulla didattica a distanza, il prof. Giovanni Panunzio, insegnante di Religione all’I.I.S.S. “Primo Levi” di Quartu Sant’Elena (Cagliari), ha proposto (tramite telefono e relativo passaparola) a 280 studenti tra i 14 e i 20 anni delle classi in cui insegna – dalla 1^ alla 5^ Superiore – una serie di 5 domande su altrettanti temi: Governo, vacanza, paura, insegnanti e scuola, correlati all’emergenza Covid-19 e all’interruzione improvvisa delle lezioni. Pubblichiamo i risultati.

Sul Governo
Il 49% degli studenti interpellati ha risposto che la decisione di Palazzo Chigi di interrompere l’attività didattica a causa del nuovo coronavirus è una scelta responsabile. Per il 35% è criticabile, per il 16% è indispensabile.

Sulla vacanza
Il 94% ha risposto che questo stop forzato non è come le solite vacanze (Natale, Pasqua, ecc.) perché è dovuto a un’emergenza che non si sa quando terminerà. Per il 4% è diverso rispetto agli altri periodi di ferie in quanto costringe a stare a casa e limita la socializzazione. Per il 2% non è una vacanza perché non include festività civili o religiose.

Sulla paura
Il 78% ha risposto che adesso ha paura del contagio e di ammalarsi. Il 21%, invece, è preoccupato di non recuperare le insufficienze e di perdere l’anno scolastico. L’1% teme l’arrivo di altri extracomunitari, sia dall’Africa, che da altre zone.

Sugli insegnanti
Il 54% ha risposto che i professori, al rientro in aula, devono aiutare gli studenti in difficoltà, inclusi i ragazzi con disabilità, chiedendo supporto ai compagni che vanno bene. Per il 45% i docenti devono riprendere gli argomenti già trattati e fare le verifiche per le valutazioni finali. Secondo l’1% devono accelerare per recuperare le lezioni perse.

Sulla scuola
Il 75% ha risposto che, se la vacanza obbligata dovesse durare un mese o più, si annoierebbe. Il 18% non sentirebbe il distacco. Al 7% degli alunni, invece, la scuola mancherebbe.

Il passo successivo al questionario sarà l’apertura di un dibattito con gli studenti partecipanti, tramite messaggistica nei gruppi-classe attivati.

levi

Antiplagio news – Il Congresso magico “Centro Italia” premia gli illusionisti sardi del teatro-scuola “Houdini” di Alfredo Barrago

18 Set

L’Aquila – Nella storica e prestigiosa cornice del Teatro Talia di Tagliacozzo, antico borgo medievale, domenica 15 settembre 2019 si è concluso il Congresso magico “Centro Italia” organizzato da Gianluigi Sordellini, Presidente dell’Università Magica Internazionale (UMI) “Dàmaso Fernandez”. Nel corso della manifestazione, che ha visto l’intervento di un nutrito cast di artisti e conferenzieri, provenienti da Italia, Spagna, Olanda, Francia e Inghilterra, si sono svolti due concorsi: uno intitolato a Vinicio Raimondi, per la magia da scena; l’altro dedicato a Dàmaso Fernandez, per il close-up; branca della prestidigitazione a distanza ravvicinata, quindi sempre sotto gli occhi degli spettatori. Il primo classificato del premio Raimondi è stato Michele Cabras, il secondo Andrea Fiori. Nel close-up ha trionfato Mauro Mura con una divertente routine sul rosso e il nero. Tutti i vincitori arrivano dalla Sardegna, esattamente dalla scuola-teatro “Harry Houdini” di Alfredo Barrago, giunto a Tagliacozzo con un nutrito gruppo di allievi di ottimo livello: per il suo contributo alla crescita della magia in Italia e nel mondo, proprio con la “Scuola d’Arte Magica Harry Houdini”, il direttivo UMI gli ha conferito il premio alla carriera. Alfredo Barrago, che qualche anno fa, per Osservatorio Antiplagio e Superquark, ha compiuto una memorabile “camminata” sulle acque, ha ringraziato i promotori dell’evento, sottolineando il fatto che i giochi di prestigio sono altresì efficaci per smascherare i sedicenti operatori dell’occulto che vorrebbero emulare i prodigi con espedienti tra i più disparati.  La serata, dedicata al Gran Gala della Magia, ha “vissuto” pure il tocco evocativo e fantastico di Grace L, cantautrice di Sassari che ha eseguito un brano “live” a tema, intitolato “Mondo magico”. Per questa sua partecipazione, riservata al surreale e al fantastico, il direttivo dell’UMI ha nominato Grace L “Magic Ambassador 2019”.

5 Agosto 2019: al Festival Letterario “Liberevento” il libro di Giovanni Panunzio “Mediocrazia, il silenzio dei colpevoli”

1 Ago

Il 5 agosto 2019, alle ore 22, a Calasetta (Sardegna), nell’ambito del Festival Letterario “Liberevento” verrà presentata l’opera di Giovanni Panunzio – insegnante di Religione e fondatore di Telefono Antiplagio e Osservatorio Antiplagio – “Mediocrazia, il silenzio dei colpevoli”. Sottotitolo: Quello che stampa e politica non hanno mai voluto e potuto dire. Giovanni Panunzio discuterà pubblicamente del suo lavoro con la scrittrice Lorenza Garbarino, all’interno della sezione “Giornalisti o giornalai?” che inizierà il 4 agosto e terminerà il 7. Tra gli ospiti delle altre serate: Ritanna Armeni, Floriana Bulfon e Toni Capuozzo. In “Mediocrazia, il silenzio dei colpevoli” Giovanni Panunzio parla della società e della politica italiana, il cui potere ormai è in mano ai mediocri e ai “media”.

Giovanni Panunzio

Premio internazionale al prestigiatore Alfredo Barrago, Presidente di Osservatorio Antiplagio: ha smascherato ciarlatani e santoni!

2 Mag

L’Università Magica Internazionale e il Congresso Magico Internazionale del Centro Italia hanno conferito il Premio alla Carriera all’illusionista Alfredo Barrago, Presidente di Osservatorio Antiplagio, per aver smascherato tra l’altro, con la nostra associazione, gli operatori dell’occulto e svelato i loro trucchi e le loro strategie d’inganno, contribuendo attivamente alla scoperta di raggiri e imbrogli tra i più esecrabili.
Riportiamo le motivazioni ufficiali del riconoscimento:

In considerazione della sua intensa e ininterrotta carriera e dei suoi grandi meriti artistici, professionali e di impegno civile acquisiti in oltre 30 anni di spettacoli e insegnamento, grazie anche alla creazione del Teatro Houdini: unica Scuola di Magia in Sardegna. Ne fa fede la partecipazione, come ospite ed esperto, in diversi programmi televisi: da Porta a Porta a Domenica In, da Fantastico 7 al Gran Premio Internazionale della TV, da Uno Mattina a La vita in Diretta, da Super Quark a Il Fatto di Enzo Biagi, solo per citarne alcuni. Spesso, tra l’altro, protagonista – in qualità di Presidente del comitato di volontariato Telefono Antiplagio (ora Osservatorio Antiplagio) – contro la diffusione delle truffe perpetrate da sedicenti maghi, guaritori e santoni. La sua competenza è altresì confermata da numerose interviste giornalistiche rilasciate a testate tra le più importanti: Repubblica, l’Espresso, Focus, Famiglia Cristiana e il Times di Londra.

Alfredo Barrago sarà insignito del Premio alla Carriera il 14 settembre 2019 a Tagliacozzo (AQ), nel corso del Congresso Magico Internazionale del Centro Italia: Premio che gli verrà consegnato un mese dopo a Madrid dall’Università Magica Internazionale.

Osservatorio Antiplagio
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Osservatorio Antiplagio e giustizia negata: “Motu proprio” contro la pedopornografia, la prescrizione del reato rimane tale e quale. Dopo vent’anni, molti carnefici la faranno franca, ma nessuno lo dice. Il nuovo corso della Chiesa è solo un’illusione. P.S. Questa notizia è stata oscurata da tutti gli organi di stampa.

2 Apr

Il comitato di volontariato Osservatorio Antiplagio, che da 25 anni segnala all’autorità giudiziaria ogni forma di manipolazione mentale, da parte di santoni, taumaturghi e consacrati di svariate confessioni religiose, causa di irretimento, inganni e violenze sessuali, in particolare a discapito di donne, bambini e adolescenti, rileva in una nota che, riguardo la prescrizione per il reato di pedopornografia, il recente “motu proprio” di Papa Francesco non introduce alcuna novità alla precedente legislazione vaticana, diversamente da quanto riportato da molti commentatori e vaticanisti: tra cui Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede. I 20 anni di prescrizione dal compimento del 18′ anno di età della vittima, infatti, sono rimasti tali e quali alla normativa vigente, voluta nel 2010 da Benedetto XVI. La conseguenza è che se un bambino, un adolescente, o una donna volessero denunciare l’abuso negli anni successivi alla maggiore età, non avrebbero giustizia qualora lo facessero dai 38 anni in poi. E i casi di adulti che querelano ben oltre questa età sono tantissimi. Mentre l’obbligo di denuncia all’autorità civile e/o la denuncia d’ufficio sono andati incontro alle richieste delle vittime e dello stesso Osservatorio Antiplagio, per la prescrizione non sono stati fatti passi avanti. Con l’esclusione della prescrizione per i cosiddetti “delicta graviora”, com’era un tempo e come sollecitato più volte da Osservatorio Antiplagio, l’autore dei soprusi potrebbe essere sempre processato e punito, qualunque sia la sua età e, soprattutto, qualunque sia l’età della sua vittima. Quest’ultimo punto dovrebbe valere sia nella legislazione vaticana che in quella degli altri Stati, a cominciare dallo Stato italiano. In tal modo si capirebbe quali Paesi sono disposti a combattere le violenze sui minori e sulle donne a parole, e quanti nei fatti. E’ inammissibile che un pedofilo – prete, laico, o santone che sia – la faccia franca solo perché la vittima, per paura, vergogna, o altri motivi, denuncia in età avanzata le “attenzioni” subite, e cioè quando la prescrizione impedisce l’azione legale. Attualmente la normativa italiana prevede che la prescrizione per questi crimini intervenga allo scadere dei 10 anni. Nella legislazione vaticana invece, prima del 1898, la prescrizione era estranea al diritto canonico. Non si capisce dunque perché ora, nel decantato nuovo corso della Chiesa e di fronte ad atti così efferati commessi da una percentuale di sacerdoti che oscilla tra il 4 e il 6%, non possano essere esclusi limiti temporali affinché la prescrittibilità sia cassata “in perpetuum”.
30/03/2019
Osservatorio Antiplagio
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Osservatorio Antiplagio, Corinaldo: interventi più seri. O il legislatore ammetta il proprio fallimento.

9 Dic

La strage di Corinaldo dimostra ancora volta che le denunce sottoscritte in passato da Osservatorio Antiplagio, comitato di vigilanza sugli abusi nei media e nei confronti di bambini e adolescenti, sono state parole al vento.
Nell’agosto del 2015 infatti, dopo il decesso di un sedicenne per ecstasy in una discoteca di Lecce, la nostra associazione di volontariato aveva segnalato – alle autorità, alla stampa e all’Osservatorio sui diritti dei minori – che, insieme alla somministrazione di bevande alcoliche ai minorenni e al mancato monitoraggio delle serate “drink no limit” o “free drink”, non venivano effettuati controlli sugli stupefacenti associati ad esse e su: limite di capienza nei locali pubblici, norme di sicurezza, tipologie di luci e decibel imposti dagli organizzatori, nuove droghe e pubblicità di alcolici e superalcolici.
Ora siamo nuovamente qui a prendere atto dell’ennesima tragedia e a parlare perfino di gas urticante, mentre online (e non solo) le offerte di bombolette spray e armi da difesa e offesa non conoscono limiti, compresa la libera vendita di pistole elettroshock o taser, idonei a provocare spasmi muscolari e svenimenti: si va dalla classica rivoltella, alla torcia, al manganello telescopico, fino al tirapugni con scossa che rilascia una scarica da 10.000 Kv. I prezzi variano da 30 a 90 euro.
Vediamo ora se qualcuno, compreso il legislatore, prenderà i provvedimenti necessari e se i Comuni effettueranno verifiche assidue e capillari, o se dovremo darci appuntamento alla prossima ecatombe di minori: di cui, a quanto pare, non importa niente a nessuno. Tra gli interventi da fare con urgenza c’è l’introduzione nelle discoteche di controllori mimetizzati da avventori e l’autorizzazione alla vendita di bevande alcoliche, pure nei supermercati e nei bar, dietro presentazione della tessera sanitaria: che ormai dovrebbe essere obbligatoria anche per gli acquisti in rete. Se vogliamo veramente proteggere i nostri ragazzi, le parole di circostanza e le chiacchiere sono alla frutta. O si vuole essere seri e severi realmente, o chi amministra la cosa pubblica deve dedicarsi a qualcos’altro. Chissà quali misure immediate proporrebbe un politico importante se la vita spezzata fosse quella di suo figlio.

Giovanni Panunzio, Idr
Coord. naz. Osservatorio Antiplagio
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Giovanni Panunzio, coord. naz. Osservatorio Antiplagio