Archivio | Uncategorized RSS feed for this section

Osservatorio Antiplagio, Corinaldo: interventi più seri. O il legislatore ammetta il proprio fallimento.

9 Dic

La strage di Corinaldo dimostra ancora volta che le denunce sottoscritte in passato da Osservatorio Antiplagio, comitato di vigilanza sugli abusi nei media e nei confronti di bambini e adolescenti, sono state parole al vento.
Nell’agosto del 2015 infatti, dopo il decesso di un sedicenne per ecstasy in una discoteca di Lecce, la nostra associazione di volontariato aveva segnalato – alle autorità, alla stampa e all’Osservatorio sui diritti dei minori – che, insieme alla somministrazione di bevande alcoliche ai minorenni e al mancato monitoraggio delle serate “drink no limit” o “free drink”, non venivano effettuati controlli sugli stupefacenti associati ad esse e su: limite di capienza nei locali pubblici, norme di sicurezza, tipologie di luci e decibel imposti dagli organizzatori, nuove droghe e pubblicità di alcolici e superalcolici.
Ora siamo nuovamente qui a prendere atto dell’ennesima tragedia e a parlare perfino di gas urticante, mentre online (e non solo) le offerte di bombolette spray e armi da difesa e offesa non conoscono limiti, compresa la libera vendita di pistole elettroshock o taser, idonei a provocare spasmi muscolari e svenimenti: si va dalla classica rivoltella, alla torcia, al manganello telescopico, fino al tirapugni con scossa che rilascia una scarica da 10.000 Kv. I prezzi variano da 30 a 90 euro.
Vediamo ora se qualcuno, compreso il legislatore, prenderà i provvedimenti necessari e se i Comuni effettueranno verifiche assidue e capillari, o se dovremo darci appuntamento alla prossima ecatombe di minori: di cui, a quanto pare, non importa niente a nessuno. Tra gli interventi da fare con urgenza c’è l’introduzione nelle discoteche di controllori mimetizzati da avventori e l’autorizzazione alla vendita di bevande alcoliche, pure nei supermercati e nei bar, dietro presentazione della tessera sanitaria: che ormai dovrebbe essere obbligatoria anche per gli acquisti in rete. Se vogliamo veramente proteggere i nostri ragazzi, le parole di circostanza e le chiacchiere sono alla frutta. O si vuole essere seri e severi realmente, o chi amministra la cosa pubblica deve dedicarsi a qualcos’altro. Chissà quali misure immediate proporrebbe un politico importante se la vita spezzata fosse quella di suo figlio.

Giovanni Panunzio, Idr
Coord. naz. Osservatorio Antiplagio
@antiplagioblog

Giovanni Panunzio, coord. naz. Osservatorio Antiplagio

Annunci

Pedofilia: la Chiesa metta in atto provvedimenti più intransigenti. Comunicato di Osservatorio Antiplagio e di Giovanni Panunzio, coord. naz.

26 Ago

Se è vero, come ha affermato Papa Francesco, che lo scandalo-pedofilia ha decretato il fallimento della Chiesa cattolica nella tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, è pur vero che esistono ancora diversi strumenti a disposizione del Vaticano per contrastare i soprusi nei confronti dei minori e rimediare, almeno in parte, a una situazione insopportabile. Si tratta di iniziative che la Santa Sede dovrebbe prendere subito in considerazione per dimostrare di voler combattere concretamente la pedofilia e di voler essere realmente vicina alle vittime, alle loro famiglie e al loro dolore. Lo sostiene Giovanni Panunzio, fondatore di Osservatorio Antiplagio, comitato di volontariato che da oltre vent’anni denuncia ogni forma di manipolazione mentale, causa di irretimento, inganni e violenze sessuali, in particolare a discapito di donne, bambini e adolescenti.
Il primo strumento è preventivo: consiste in una vigilanza più attenta e severa su alcune vocazioni, valutando le motivazioni di una scelta che a volte può essere dettata anche dalla solitudine o dal disagio sociale, e a volte dalla confusione e dalle delusioni sentimentali, percepite come propensione al celibato e all’astinenza sessuale.
Gli altri strumenti sono riparatori, come:
– L’obbligo per i sacerdoti e i vescovi di denunciare anche all’autorità giudiziaria civile i casi di abusi a loro conoscenza.
– L’espulsione dalla Chiesa del prete responsabile di quegli abusi, anche se fosse la prima volta.
– L’esclusione della prescrizione per il reato di pedofilia. Con l’imprescrittibilità dei cosiddetti “delicta graviora”, infatti, l’autore dei soprusi potrebbe essere sempre processato e punito, qualunque sia la sua età e, soprattutto, qualunque sia l’età della sua vittima.
Quest’ultimo punto – continua Giovanni Panunzio – dovrebbe valere sia nella legislazione vaticana che in quella degli Stati coinvolti, a cominciare dallo Stato italiano. In tal modo si capirebbe quali parlamenti sono disposti a combattere le violenze sui minori a parole, e quanti nei fatti. E’ inammissibile che un pedofilo, prete o laico che sia, la faccia franca solo perché la vittima, per paura, vergogna o altri motivi, denuncia in età avanzata le “attenzioni” subite; ovvero quando la prescrizione impedisce l’azione legale e il risarcimento.
Attualmente la normativa italiana prevede che la prescrizione per questi crimini intervenga allo scadere dei 10 anni, quella vaticana dopo 20. Prima del 1898, però, la prescrizione era estranea al diritto canonico: non si capisce dunque perché ora, di fronte ad atti così efferati commessi da una percentuale di sacerdoti che oscilla tra il 4 e il 6%, non possa essere cassata “in perpetuum”.
Osservatorio Antiplagio
Prof. Giovanni Panunzio, coord. naz.
@antiplagioblog

Osservatorio Antiplagio, autocertificazioni e vaccini: la circolare ministeriale è un lasciapassare onnivalente (proprio come i vaccini). Per le scuole è impossibile controllare le dichiarazioni dei genitori.

6 Lug

La surroga dei certificati di vaccinazione con l’autocertificazione per l’iscrizione dei figli a scuola, decisa dal Ministero della Salute, non dispensa le famiglie dal dire il vero. Nel caso di affermazioni false, infatti, la dichiarazione sostitutiva è priva di valore, i benefici decadono e i genitori vengono denunciati all’autorità giudiziaria ai sensi dell’art. 495 del codice penale, che prevede la reclusione fino a 3 anni. Il problema è che adesso questo promemoria da “somministrare” alle famiglie deve essere preso in carico dalle scuole, le quali (come tutti gli uffici pubblici) sono tenute a controllare quanto dichiarato dai genitori, chiedendo conferma all’amministrazione interessata sulle relative certificazioni. In pratica gli istituti, per ogni autocertificazione ricevuta, devono rivolgersi alla Asl di competenza per sapere se ciò che è stato dichiarato dalle famiglie corrisponda alla verità. E’ un lavoro che le scuole non possono svolgere perché il personale in dotazione non è assolutamente sufficiente, neanche per l’attività prettamente didattica: la lunghezza delle pratiche vaccinali, dunque, potrebbe rallentare le iscrizioni e compromettere l’avvio del nuovo anno scolastico. Quello che avrebbero potuto fare tranquillamente le famiglie, in un lasso di tempo molto limitato, è stato ora assegnato al personale ATA scolastico, già oberato di lavoro. Il provvedimento ministeriale è ancor più deficitario se si considera che l’autocertificazione diventa, di fatto, un lasciapassare anche per i bambini e i ragazzi non vaccinati: sia perché nessun genitore a questo punto, confidando nell’impossibilità dei controlli, non iscriverebbe il figlio; sia perché il vicepresidente del Consiglio Salvini ha già “confessato” che farà “di tutto perché i bimbi entrino tutti a scuola a settembre”. Quel “tutti” è un nullaosta onnicomprensivo, cioè prescinde da ciò che dichiareranno o non dichiareranno le famiglie. Sarebbe utile che il ministro della Salute disponesse che i genitori, nelle loro autocertificazioni, indicassero almeno le date delle vaccinazioni.

Osservatorio Antiplagio
Coord. naz. Giovanni Panunzio
Contatti: antiplagio@libero.it – @antiplagioblog

Osservatorio Antiplagio, Decreto Dignità e Governo disattento: anche la Lotteria Italia prevede un premio in denaro immediato. Il biglietto contiene un “gratta e vinci”.

3 Lug

Il biglietto della Lotteria Italia convive con un “gratta e vinci” (fonte Lottomatica)

Il Decreto Dignità varato dal Consiglio dei ministri il 2 luglio 2018 ha stabilito, all’articolo 8, la fine della pubblicità al gioco d’azzardo. Nel contempo ha concesso deroghe alle giocate con estrazione differita, come la Lotteria Italia; e ai loghi sul gioco sicuro e responsabile dell’Agenzia dei Monopoli (ADM).
Riguardo il primo punto, l’eccezione per le lotterie con estrazione posticipata è in realtà un cavallo di Troia per vincite istantanee come tutte le altre. Da qualche anno, infatti, nel biglietto della Lotteria Italia è incluso un “gratta e vinci” con premio in denaro immediato. Il regolamento di Lottomatica, all’articolo 12, dice espressamente: “Nel biglietto della Lotteria Italia è presente anche un tagliando che consente l’assegnazione di premi con modalità di estrazione istantanea”. La deroga in oggetto, quindi, potrebbe costituire una forma di discrimazione o di concorrenza sleale tra pubblico e privato, su cui le authority Agcom e Agcm dovrebbero dare un parere preventivo e tempestivo, considerati i 60 giorni entro i quali un decreto-legge deve essere convertito in legge dalle Camere.
Riguardo il secondo punto, nel Decreto in questione non è chiaro se i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell’ADM siano a sé stanti, o all’interno di spot veri e propri. In tal caso l’avviso contenuto nel logo non sarebbe un deterrente, ma solo un flebile avvertimento che gli scommettitori potenzialmente patologici – molti di più del milione di malati già in essere citati dal ministro Di Maio – neanche vedono.
Oltre il 50% degli italiani, minori compresi, gioca d’azzardo una volta all’anno, e quasi tre milioni di essi – il 5% della popolazione – sono considerati a rischio. Il Governo dunque, prima che il Decreto Dignità venga approvato definitivamente dal Parlamento, dovrebbe intervenire per:
1) Sollecitare l’Agenzia dei Monopoli e il Ministero dell’Economia e delle Finanze ad escludere dal biglietto della Lotteria Italia il “gratta e vinci” coesistente, caratterizzato proprio dalla premialità istantanea. La sua pubblicizzazione sarebbe non solo un’incongruenza, rispetto al Decreto Dignità, ma anche un’imperitura istigazione al gioco d’azzardo.
2) Escludere l’eventuale accostamento di spot e loghi sul gioco responsabile.

Osservatorio Antiplagio
(già Telefono Antiplagio)
Comitato di volontariato auto-finanziato
Coord. naz. Giovanni Panunzio, idr
Contatti: antiplagio@libero.it – @antiplagioblog

Osservatorio Antiplagio: dopo la pubblicità del gioco d’azzardo, vietare anche quella di ciarlatani e alcolici

1 Lug

Il recente avvertimento di Niklas Lindahl, country manager di Leo Vegas, di ricorrere alla Corte Europea di Giustizia contro l’imminente divieto alla pubblicità del gioco d’azzardo – avvertimento seguito da una pagina a pagamento nel Corriere della Sera del 30 giugno, alla quale ha replicato il ministro Di Maio – ha avuto una risposta già nel 2012, quando la stessa Corte ha stabilito che la disciplina rientra nei settori in cui sussistono tra gli Stati membri divergenze considerevoli di ordine morale, religioso e culturale; e che pertanto, in assenza di armonizzazione in materia, gli Stati sono liberi di fissare gli obiettivi della loro politica e definire con precisione il livello di tutela perseguito. Risposta che è stata ribadita nel 2014: “Il divieto di organizzazione e promozione dei giochi d’azzardo può essere giustificato per motivi di interesse generale”. Lo riferisce Osservatorio Antiplagio, associazione di volontariato che dal 1994 denuncia gli abusi degli operatori dell’occulto e delle aziende che gestiscono scommesse online, gratta e vinci, slot-machine, ecc. In pratica la Corte Europea ha demandato alle normative nazionali l’ultima parola, ricordando che l’obiettivo principale è, e resta, la tutela delle vittime, contro i rischi connessi a: giochi a premio, lotterie e slot. Il manager di Leo Vegas quindi, se proprio lo ritiene indispensabile – aggiunge Osservatorio Antiplagio – ricorra a un tribunale italiano, anziché far perdere tempo agli organi giudicanti continentali e “buttare” denaro con inserzioni che sono ulteriori forme di pubblicità al gioco d’azzardo. La richiesta, poi, dello stesso Niklas Lindahl di avviare un confronto con il nostro Governo è, in realtà, un ultimo disperato tentativo di fargli cambiare idea. Ma oramai, come si dice, il dado è tratto. In Italia, al contrario, rimane in piedi il problema delle réclames dei cartomanti, veggenti, guaritori, ecc. e degli alcolici e superalcolici, che continuano a imperversare su tutti i “media”, istigando le persone indifese a farsi del male. In tal senso sarebbe urgente un’attenta riflessione per valutare un intervento analogo al prossimo divieto alle pubblicità del gioco d’azzardo. Ogni anno il Governo italiano – continua Osservatorio Antiplagio – per curare le ludopatie e le schiavitù dalle manipolazioni dei ciarlatani e dalle bevande alcoliche, e le susseguenti patologie che coinvolgono intere famiglie, spende cifre superiori a quelle che ricava dalla loro réclame e dai loro incassi: tanto più che i sedicenti maghi, per esempio, sottraggono al fisco oltre il 90% dei guadagni. In ogni caso, in uno Stato civile, le dipendenze non devono essere pubblicizzate. La lobby degli editori che, relativamente al gioco d’azzardo, si oppongono al Decreto Dignità del ministro Di Maio – conclude Osservatorio Antiplagio – sappiano che sarebbe interessante, invece, informare l’opinione pubblica su:
1) Quale trattamento lavorativo riservino ai propri dipendenti.
2) Quali strategie stiano usando per impedire concretamente il gioco ai minorenni.
3) Cosa stiano facendo per arginare il riciclaggio e l’auto-riciclaggio del denaro di dubbia provenienza.
4) Che certezza possano dare sulla trasparenza delle giocate, delle vincite e dei sistemi informatici in dotazione.
5) Quale sistema esista (se esiste), atto a garantire la non-memorizzazione delle metodologie di gioco dei clienti per non prevenire le loro “puntate”: pratica tanto scorretta, quanto biasimevole.

Osservatorio Antiplagio
(già Telefono Antiplagio)
Comitato di volontariato auto-finanziato
Coord. naz. Giovanni Panunzio, idr
Contatti: antiplagio@libero.it
@antiplagioblog

Decalogo Antiplagio: accettare una bocciatura ed evitare gesti autolesionistici

18 Giu

foto lastampa.it

Il comitato di volontariato Osservatorio Antiplagio, in concomitanza con la fine degli scrutini e la pubblicazione dei relativi risultati, ha predisposto un “decalogo” affinché un insuccesso scolastico non si trasformi in tragedia, come quasi ogni anno la cronaca ci racconta. Da tempo, infatti, la prevenzione impegna genitori, autorità e istituzioni, considerato che il suicidio è una delle prime 5 cause di mortalità tra i 15 e i 19 anni. Purtroppo è un fenomeno in crescita anche nella fascia d’età tra i 12 ed i 14 anni: vuoi, appunto, per un risultato scolastico negativo; vuoi per gli atti di bullismo; vuoi per le legittime aspettative e speranze giovanili deluse. Se uno studente non promosso pensa di compiere un gesto estremo, dovremmo insegnargli il rispetto e il valore della vita, per imparare a fare tesoro dagli errori commessi e migliorarsi. L’esistenza spaventa i nostri ragazzi: la frustrazione, la bruttezza, la prevaricazione, la derisione, ecc. non sono ammesse e non sono assenti nella società in cui viviamo. E la spiegazione dei gesti estremi spesso risiede in questi disagi.
Vediamo dunque:

COME ACCETTARE UN ANNO SCOLASTICO SFAVOREVOLE

1) La scuola dovrebbe sempre informare preventivamente la famiglia. Nessuno deve trovarsi impreparato di fronte a un evento che può essere gestito con buon senso.

2) Lo studente che dopo una bocciatura tenta il suicidio, forse ritiene che non esista una soluzione. Perdere un anno, invece, non è questione di vita o di morte. Lo scarso rendimento può dipendere da crisi adolescenziali, familiari, innamoramenti, disagi psicologici, ecc. La bocciatura non è una sentenza, ma un’occasione per capire cosa non ha funzionato e imparare a reagire.

3) Spesso chi viene bocciato ha paura e vergogna dei genitori, più che dell’insuccesso o della competizione. Se compie gesti eclatanti è spinto da tali emozioni. Quando i genitori sono pretenziosi, lo fanno per motivare i figli; ma nel momento in cui apprendono che non ce l’hanno fatta, sappiano comportarsi di conseguenza, proprio per evitare reazioni inconsulte.

4) Se la bocciatura dovesse essere una sorpresa, significa non solo che lo studente si è illuso, ma anche che il rapporto della famiglia con gli insegnanti è stato troppo sporadico.

5) Molti genitori considerano il risultato scolastico dei figli una questione personale, attribuendogli un significato che non ha; e il fallimento di un ragazzo diventa il loro fallimento. Le recenti reazioni spropositate e violente di qualcuno contro gli insegnanti lo dimostrano.

6) La scuola è un incontro di 3 componenti: docenti, allievi, famiglie. I genitori spesso si rifiutano di parlare del carattere dei figli con i professori, come se fosse un’invasione di campo; tale collaborazione invece li aiuterebbe a capire meglio i propri ragazzi. Ma anche gli insegnanti, a volte, ritengono un’invasione di campo la presenza dei genitori a scuola.

7) Una bocciatura dipende sia dai mezzi dello studente, che dalle strutture a sua disposizione. Se queste due realtà non si incontrano, la responsabilità non può essere unilaterale.

8) Se una bocciatura è in grado di cancellare ogni speranza, viene da pensare che l’alunno non creda in sé stesso. La fiducia nei propri mezzi e l’autostima, in realtà, non coincidono con le abilità scolastiche. La scuola non è un test d’intelligenza.

9) Non bisogna mai dimenticare che prima che giudici, calciatori, meccanici, insegnanti ecc. si nasce uomini, e ci si comporta da uomini. Gli uomini sanno perdere e vincere, sanno cadere e rialzarsi. Tra i banchi scolastici lo studente impara a conoscere i propri punti di forza e di debolezza, che dovrà poi gestire nella vita.

10) Un risultato negativo è solo un imprevisto: in quel momento lo studente non era preparato in alcune materie, tutto qui. Gli esempi di scienziati e personaggi eccellenti non mancano, uno per tutti Einstein: fu bocciato in matematica a 7 anni e poi non venne ammesso alle superiori per insufficienza in tutte le materie, tranne che in matematica.

Osservatorio Antiplagio
Giovanni Panunzio, coord. naz.
@antiplagioblog

Big Red contro Striscia la notizia – La Cassazione ha rinviato in Appello il processo per il Gabibbo. Andrà valutato il “plagio evolutivo” (fonte farodiroma.it). La segnalazione era stata fatta da Osservatorio Antiplagio.

10 Giu

Vignetta Antiplagio – Alfredo Barrago

Nuovo capitolo del caso Big Red vs. Gabibbo: la Cassazione ha rinviato il processo in Corte d’Appello. Chi ha vinto? Gli americani proclamano a gran voce la natura plagiara del Gabibbo, mentre “Striscia” ironizza, minimizza e minaccia querele. In mezzo i legali di Big Red che ricollocano la vicenda nell’iter tipico di una decisione di legittimità che detta i principi cui la Corte d’Appello dovrà uniformarsi.

Partiamo dai fatti. Ralph Carey, ideatore e progettista nel 1979 del Pupazzo Big Red, cita RTI e altri dinanzi al Tribunale di Milano chiedendo l’accertamento del plagio del Big Red da parte dei creatori del pupazzo Gabibbo a decorrere dal 1990. In via subordinata l’attore chiede l’accertamento dell’elaborazione creativa non autorizzata, con condanna al risarcimento dei danni. Come è noto, il Tribunale con sentenza n. 4145/2012 accerta che il Gabibbo costituisce plagio evolutivo del Big Red. Successivamente la Corte d’Appello di Milano con sentenza n. 525/2014 riforma la sentenza di primo grado e ritiene insussistente sia il plagio “inteso come pedissequa riproduzione dell’opera originaria”, sia il cosidetto plagio evolutivo, inteso come “l’abusiva e non autorizzata rielaborazione” dell’opera.

Ralph Carey ricorre, dunque, in Cassazione. I motivi principali: l’erroneità dell’esclusione del plagio semplice e della contraffazione; l’erroneità dell’esclusione del plagio evolutivo; l’omesso esame dell’intervista “confessoria” dell’inventore del Gabibbo. Il primo motivo è rigettato dalla Cassazione in quanto già adeguatamente affrontato in appello. La Cassazione accoglie invece gli altri due motivi. Con riferimento al plagio evolutivo, la censura della Cassazione si rivolge dunque a quella parte della sentenza di appello che motiva l’esclusione del plagio evolutivo con l’originalità del Gabibbo (“un grediente di originalità creativa tale da farne comunque un’opera differente”). No – afferma la Cassazione – non è l’originalità dell’opera derivata ad escludere il plagio evolutivo, ma la non abusività della rielaborazione dell’opera precedente.

Con riferimento all’omesso esame dell’intervista dell’inventore del Gabibbo, tale omissione per la Cassazione configura un mancato esame di un fatto “certamente decisivo per la controversia” (questa la ricostruzione della Cassazione: “Ricci aveva, infatti, dichiarato a Novella 2000 – in un’intervista del 16 febbraio 1991 – di avere ‘adottato’ Big Red, ‘povero diavolo che faceva la mascotte in una squadra di basket del Kentucky’, facendolo diventare un divo della televisione e della canzone. Ed alla domanda di Novella 2000: “così l’hai importato?”, Ricci rispondeva: “Sì Big Red è diventato Gabibbo”).

La Corte d’Appello di Milano, nell’attività di riesame della controversia, dovrà a questo punto tener conto dei seguenti principi di diritto enunciati nell’ordinanza di rinvio:

“In tema di diritto d’autore, la fattispecie del plagio di un’opera altrui non è data soltanto dal “plagio semplice o mero plagio” e dalla “contraffazione” dell’opera tutelata ma anche dal cosiddetto “plagio evolutivo”, che costituisce un’ipotesi più complessa del fenomeno plagiario in quanto integra una distinzione solo formale delle opere comparate, sicché la nuova, per quanto non sia pedissequamente imitativa o riproduttiva dell’originaria, per il tratto sostanzialmente rielaborativo dell’intervento eseguito su quest’ultima, si traduce non già in un’opera originale ed individuale, per quanto ispirata da quella preesistente, ma nell’abusiva e non autorizzata rielaborazione di quest’ultima, compiuta in violazione degli artt. 4 e 18 della legge n. 633 del 1941”.

“In tema di prove, la confessione stragiudiziale è diretta a veicolare nel processo un fatto storico dubbio, in riferimento al quale la dichiarazione del confitente è destinata a fare chiarezza, sicché essa va valutata dal giudice di merito ai fini dell’accertamento del cosiddetto “plagio evolutivo”.

Diceva Francesco Carnelutti che le parole sono pietre e allora saltano evidenti imprecisioni della vulgata mediatica della vicenda. Intanto non esiste un ricorso “principale” respinto come gli avvocati sanno, in Cassazione il ricorso è unico e all’interno ci sono più motivi, è sufficiente che la Cassazione ne accolga uno per cassare la sentenza di appello in relazione a quel motivo. E qui ne ha accolti tre.

Poi affermare che la Cassazione ha escluso “qualsiasi” plagio e contraffazione “respingendo il ricorso di Carey” non corrisponde alla realtà in quanto la Cassazione ha reso definitiva la sentenza di appello soltanto nella parte in cui si era escluso il “plagio semplice” e la contraffazione, mentre ha espressamente rimandato alla Corte d’Appello la valutazione se invece il Gabibbo configuri un “plagio evolutivo” e non, come si vuole fare intendere, l’esame di una innocua “mera ispirazione tratta dal Big Red”.

Fonte http://www.farodiroma.it/la-cassazione-ha-rinviato-in-appello-il-processo-per-il-gabibbo/

Giovanni Panunzio, coord. naz. Osservatorio Antiplagio: segnalò alla stampa il sosia di Big Red nel 2002