Tag Archives: striscia

Cassazione: Perché Antonio Ricci non è stato diffamato da Giovanni Panunzio

1 Ott

Image

La Corte di Cassazione ha pubblicato le motivazioni della sentenza (num. 38971/13) che il 5 luglio 2013 ha condannato Antonio Ricci al pagamento delle spese del processo contro Giovanni Panunzio, fondatore di Osservatorio Antiplagio. Quest’ultimo il 15 giugno 2012 era stato assolto dall’accusa di aver diffamato l’autore di Striscia la notizia.

Era il 16 febbraio 2006 quando Panunzio, dopo aver testimoniato al processo Wanna Marchi, contestò pubblicamente a Ricci e Mediaset di usare due pesi e due misure nelle battaglie di Striscia contro i ciarlatani, ovvero di non attaccare i veggenti e sensitivi appartenenti alla “parrocchia” RTI, reclamizzati in 230 pagine del Mediavideo di Canale 5, Italia 1 e Rete 4, aggiungendo che i compensi degli autori e conduttori di Striscia deriva anche da quei proventi pubblicitari. Per tali affermazioni Antonio Ricci e RTI querelarono Giovanni Panunzio, che il 15 giugno 2012 fu assolto dalla Corte d’Appello di Milano. L’autore di Striscia fece ricorso in Cassazione, ma il 5 luglio 2013 la Suprema Corte ha respinto l’istanza.

Nelle motivazioni, rese pubbliche il 20 settembre scorso, si legge tra l’altro: “La libertà di manifestazione del proprio pensiero, garantita dall’art. 21 della Costituzione, così come dall’art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, include la libertà di comunicare idee o critiche su temi d’interesse pubblico, soprattutto sui modi d’esercizio del potere, qualunque esso sia. In tema di diffamazione – continua la Corte – i limiti del diritto di critica e di quello di cronaca non sono coincidenti, ma risultano invece differenziati, essendo i primi meno elevati dei secondi; quanto più è eminente la posizione o la figura pubblica del soggetto, tanto più ampia deve essere la latitudine della critica. La conformità al vero degli assunti diffamatori – prosegue la Corte – risulta dimostrata, così come vi è traccia di un’attività dell’imputato diretta a riscontrare la verità dell’affermazione circa la mancata effettuazione da parte della trasmissione “Striscia la notizia” di inchieste sugli inserzionisti di Mediavideo. Il riconoscimento del diritto di critica – specifica la Corte – tollera, in altre parole, giudizi anche aspri sull’operato del destinatario delle espressioni, purchè gli stessi colpiscano quest’ultimo con riguardo a modalità di condotta manifestate nelle circostanze a cui la critica si riferisce. Nella specie, la correlazione tra le inserzioni pubblicitarie e i compensi degli autori della trasmissione – conclude la Corte – non appare attacco ad hominem, bensì espressione di quella critica”. 

Giovanni Panunzio ha così commentato: “Questa sentenza rappresenta un nuovo caposaldo della libertà di espressione, la fine del monopolio della critica mediatica e lo smascheramento di un moralismo televisivo ipocrita e farlocco”.

(nella foto in alto, la fantasia e soprattutto l’ispirazione di Antonio Ricci nella “creazione” del Gabibbo 😉

Annunci

Antonio Ricci e Striscia perdono la causa contro Giovanni Panunzio, fondatore dell’Osservatorio Antiplagio. Anche i Ricci piangono?

8 Lug

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Antonio Ricci contro la sentenza d’Appello che aveva assolto il fondatore di Osservatorio Antiplagio, Giovanni Panunzio, dall’accusa di aver diffamato il patron di Striscia la notizia. Il 16 febbraio 2006, dopo aver testimoniato al processo Wanna Marchi, insieme allo stesso Ricci e a Jimmy Ghione, Panunzio aveva contestato a Ricci di usare due pesi e due misure nelle battaglie di Striscia contro i ciarlatani e di non attaccare i veggenti e sensitivi appartenenti alla “parrocchia” RTI pubblicizzati in oltre 200 pagine del teletext di Mediaset, aggiungendo che parte dei compensi degli autori e conduttori di Striscia deriva dai proventi dei sedicenti maghi di Mediavideo. Per tali affermazioni Antonio Ricci e RTI avevano querelato Giovanni Panunzio, che in primo grado era stato condannato a 500 euro di multa: la pena era stata condonata. Ma Panunzio aveva fatto appello e il 15 giugno 2012 era stato assolto perché il fatto non costituisce reato. Venerdì 5 luglio 2013 la Suprema Corte ha confermato l’assoluzione di Giovanni Panunzio, difeso dall’avvocato Stefania Farnetani, condannando al pagamento delle spese Antonio Ricci, assistito dall’avvocato Salvatore Pino.
Sarcastico il commento di Giovanni Panunzio: “Anche i Ricci piangono”.

NELLA FOTO: RICCI NELLA RETE

Image

Osservatorio Antiplagio: Madonna “nebulosa” a Striscia la notizia

13 Mag

OSSERVATORIO ANTIPLAGIO – COMUNICATO STAMPA
In un servizio mandato in onda il 9 maggio, Striscia la notizia ha trasmesso un video girato nel cielo terso di Medjugorje, dove sarebbe apparsa un’immagine della Madonna. In realtà si tratta di un cirro, nube della troposfera caratterizzata da filamenti bianchi e isolati che, quando il cielo è sereno, diventano poco estesi e lenti. Queste nuvole sono chiamate proprio “cirri del bel tempo”, e compaiono in situazioni di stabilità meteorologica. La presenza della Vergine quindi è esclusa, sia perché tali nubi assumono da sempre forme di vario tipo, nel caso in oggetto potrebbe essere anche una befana con la scopa, sia perché la Madonna sa bene che la Bibbia è la rivelazione definitiva, e non la smentirebbe mai con una rivelazione privata da dare in pasto a veggenti e creduloni. Tra l’altro la sagoma mostrata, per poter essere visualizzata con nitidezza, è stata contornata elettronicamente da Striscia: la voce dell’insolvenza, quindi, per un giorno è diventata la voce della dissolvenza.
Ufficio Stampa Antiplagio
info@antiplagio.org

Image

Giovanni Panunzio (Antiplagio) non ha diffamato Antonio Ricci (Striscia): l’assoluzione penale è definitiva.

25 Nov

Image

 

La sentenza penale della Corte d’Appello di Milano che il 15 giugno scorso aveva assolto il fondatore di Osservatorio Antiplagio, Giovanni Panunzio, dall’accusa di aver diffamato Antonio Ricci, è definitiva. La Procura generale infatti non l’ha impugnata. Il 16 febbraio 2006, dopo aver testimoniato al processo Wanna Marchi, Panunzio aveva contestato a Ricci di usare due pesi e due misure, ovvero di fare battaglie contro i ciarlatani, ma non contro quelli reclamizzati in oltre 200 pagine del teletext di Mediaset. “Non è azzardato affermare – aveva aggiunto Panunzio – che parte dei compensi degli autori e conduttori di “Striscia la notizia” deriva dai proventi dei sedicenti maghi di Mediavideo”. Dopo l’assoluzione di Panunzio, Antonio Ricci specificò in una nota: “E’ falso che Striscia utilizzi due pesi e due misure, avendo trasmesso di fronte a milioni di telespettatori anche accuse contro maghi pubblicizzati nel teletext di Mediaset”. Osservatorio Antiplagio ribadisce invece che queste accuse di “Striscia la notizia” non esistono, e sfida Antonio Ricci a elencarne le date, purché precedenti alle critiche di Panunzio. Nel processo lo stesso Ricci ha detto di non sapere dei maghi reclamizzati su Mediavideo, confermando sostanzialmente che non sono stati oggetto di critiche da parte sua. Malgrado la Corte d’Appello di Milano abbia definito temeraria e contraddittoria la querela di Antonio Ricci, l’autore di “Striscia la notizia” ha chiesto alla Corte di Cassazione che Giovanni Panunzio venga comunque giudicato in sede civile, formalizzando di fatto la dodicesima citazione contro il fondatore di Osservatorio Antiplagio.

(nella foto Antonsilvio Ricconi)

Giovanni Panunzio, fondatore di Osservatorio Antiplagio, assolto in appello: non ha diffamato Striscia e Ricci

26 Giu

Il 15 giugno 2012 la Corte d’Appello di Milano, ribaltando la sentenza del 24 febbraio 2011, ha assolto il fondatore di Osservatorio Antiplagio, prof. Giovanni Panunzio dall’accusa di aver diffamato Antonio Ricci e Striscia la notizia. Per i giudici di secondo grado il fatto non costituisce reato. Il 16 febbraio 2006, dopo aver testimoniato al processo contro Wanna Marchi, Panunzio aveva contestato a Ricci, a proposito delle battaglie di Striscia contro i sedicenti maghi, di usare due pesi e due misure, ovvero di dimenticarsi di bacchettare i ciarlatani appartenenti alla sua “parrocchia”, pubblicizzati in oltre 200 pagine del teletext di Mediaset. “Non è azzardato affermare – aveva aggiunto Panunzio – che parte dei compensi degli autori e conduttori di Striscia la notizia deriva dai proventi dei sedicenti maghi”. In primo grado il prof. Panunzio era stato condannato al pagamento di 500 euro di multa e ad un risarcimento di 5.000 euro alla parte civile. Dopo la sentenza dell’assoluzione in appello, Antonio Ricci ha detto che ricorrerà in Cassazione. Giovanni Panunzio si è limitato a dire: “Striscia la giustizia”. Striscia la notizia, invece, ha diffuso una nota in cui ha affermato: “E’ falso che Striscia utilizzi due pesi e due misure, avendo trasmesso di fronte a milioni di telespettatori anche accuse contro maghi pubblicizzati nel teletext di Mediaset”. Osservatorio Antiplagio fa notare che queste asserite accuse di Striscia contro i maghi di Mediavideo, che non ci sono mai state, in ogni caso non possono che essere successive alle dichiarazioni di Panunzio del 16 febbraio 2006, per le quali è stato querelato. E’ Striscia quindi che dice il falso. Lo stesso Ricci infatti, nel processo di primo grado, interrogato dal pm, ha affermato di non sapere che ci fossero maghi che facevano pubblicità su Mediavideo, ammettendo di fatto che non erano mai stati oggetto di alcuna critica da parte di Striscia. Si può essere più furbi? Giovanni Panunzio comunque ha già chiesto ad Antonio Ricci – che a suo tempo aveva immediatamente pubblicato la notizia della condanna di primo grado nel sito di Striscia (www.striscialanotizia.mediaset.it/news/2011/02/24/news_6358.shtml) – di usare la stessa tempestività per pubblicare anche la notizia dell’assoluzione. O Ricci vorrà dare ragione ancora una volta a Panunzio a proposito di “due pesi e due misure”?

Il Gabibbo e Antonio Ricci non sono per niente originali

Il Gabibbo e Antonio Ricci non sono per niente originali