Archivio | giugno, 2015

Striscia contro Antiplagio: ennesima querela di Antonio Ricci, ennesimo processo per Giovanni Panunzio

21 Giu

ricci

Il 16 gennaio 2014 il gup di Cagliari Gianpaolo Casula aveva sentenziato il non luogo a procedere nei confronti del fondatore di Osservatorio Antiplagio Giovanni Panunzio per una presunta diffamazione ai danni di Antonio Ricci. Panunzio nel 2008 aveva messo in dubbio la regolarità della selezione delle “veline”, dopo che l’Osservatorio Antiplagio aveva ricevuto alcune segnalazioni in proposito e su internet erano apparse diverse news nella stessa direzione, ancora reperibili in rete. Ricci aveva fatto ricorso in Cassazione, lamentando la non-veridicità dei fatti, e la Cassazione l’aveva accolto, rinviando la decisione ad altro giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Cagliari. Il 16 giugno 2015 il nuovo gup Roberto Cau ha disposto il rinvio a giudizio di Giovanni Panunzio. Il dibattimento inizierà il 5 novembre 2015.
Contrariamente a quanto sostiene Mediaset, questo aggiornamento è la prova che Giovanni Panunzio non ha alcun problema a pubblicare notizie che gli sono sfavorevoli; cosa che invece non fa Antonio Ricci: lo dimostra la pagina web di “Striscia la notizia” tuttora online – http://www.striscialanotizia.mediaset.it/news/2011/02/24/news_6358.shtml – pubblicata anche in basso, nella quale (nonostante siano passati quasi due anni) non viene dato conto della conferma dell’assoluzione di Panunzio in Cassazione per un altro procedimento in cui Ricci ha perso.
Striscia è sempre stata restìa a diffondere notizie sulla diatriba con Osservatorio Antiplagio. Sarà per non fargli pubblicità, anche se l’Antiplagio non è un negozio? O sarà per non rispolverare fatti più o meno irritanti?

striscianonaggiorna

Striscia non aggiorna e non riporta la conferma
dell’assoluzione di Panunzio in Cassazione (2013)

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Antiplagio stronca e corregge “Striscia la notizia”, dopo le storpiature della lingua sarda: fanno ridere solo le iene, per natura

14 Giu

stradoni.chiusu

Cristian Cocco in procinto di piangere per la propria lingua, storpiata 😦

Nella puntata del 6 giugno 2015, ultima della stagione televisiva, Striscia la notizia non ha mancato di maltrattare ulteriormente la lingua sarda, suggellando un’ignoranza senza concorrenza. Lo riporta in una nota (aggiornata) il comitato di volontariato Osservatorio Antiplagio. La malefatta è avvenuta ancora una volta in un soliloquio dell’inviato-residente in Sardegna Cristian Cocco, dal titolo “Su stradoni chiusu”, confezionato con le solite risate finte, in riferimento ad una strada statale non ancora collaudata. Lo strafalcione era già stato commesso il 2 giugno – continua Osservatorio Antiplagio – quando un museo mai aperto dell’hinterland cagliaritano era stato definito “su museu chiusu”, anziché “su museu serrau”. In quella circostanza Cristian Cocco si era scusato su facebook con tutti i sardi, asserendo che l’autore del testo in sovraimpressione non fosse lui, bensì la redazione di Striscia. Stavolta invece le scuse non sono arrivate. Anzi, da buon allievo da scuola di censura, Cristian Cocco ha cancellato dalla propria bacheca le segnalazioni di Osservatorio Antiplagio, bannando il fondatore Giovanni Panunzio, come a suo tempo aveva posto in essere anche Striscia, e rifiutandosi dunque di apprendere la traduzione più idonea di “strada chiusa”, ovvero: s’arruga serrada. Si pensava che dopo le segnalazioni dei cittadini, relative al primo video, e dopo le scuse di Cristian Cocco, arrivasse anche il “mea culpa” di Antonio Ricci e soci, e non una banale condivisione. Invece in appena quattro giorni la redazione di Striscia ha perseverato nello svarione, forse a voler sottolineare che il taroccamento maccheronico era voluto, e ha accantonato con una cantonata quel minimo di rispetto dovuto sempre a tutto e tutti: isole e satira comprese.

GP

Al volante Giovanni Panunzio, coord. naz. Osservatorio Antiplagio: si ferma davanti alle strisce, ma non davanti a Striscia 🙂

Striscia l’autocensura, e la fallita consegna del tapiro ad Insinna non viene trasmessa. Figurone di Antonio Ricci!

12 Giu

Il video che vedete è la consegna (mancata) del tapiro di “Striscia la notizia” a Flavio Insinna. Dopo i saluti, Valerio Staffelli se ne va con la coda tra le gambe: coda sicuramente fastidiosa perché è evidente che si tratta di una coda di paglia, e tra le gambe la paglia “Striscia”. Chissà quali tv, quali “media” avranno il coraggio di mandare in onda questa splendida figuraccia di Antonio Ricci, Valerio Staffelli, Ezio Greggio, Michelle Hunzicher & soci?!

Antiplagio: Striscia la notizia irride la lingua sarda, ma le risate sono finte (tanto per non cambiare)

7 Giu

cocco

Che Striscia la notizia non conosca la lingua sarda è normale, gli strafalcioni di Ricci e soci non sono una rarità, neppure in italiano. Ma che l’inviato-residente in Sardegna Cristian Cocco faccia finta di ignorare il proprio idioma (a meno che non lo ignori sul serio), canzonando i propri conterranei, non è solo uno strafalcione, né umorismo: è cafoneria. Aver definito “su museu chiusu” un museo mai aperto dell’hinterland cagliaritano, sostituendo la lettera finale del termine “chiuso” con la solita “u”, come non si fa più neanche nei peggiori cine-panettoni o nei palchi più beceri, è il segnale della decadenza, o peggio della morte dell’ironia. Lo scrive in una nota il fondatore dell’Osservatorio Antiplagio Giovanni Panunzio, in riferimento al servizio di Striscia la notizia del 2 giugno 2015, con tanto di risate posticce in sottofondo (come sempre) mandate in onda a vanvera. “Su museu serrau” sarebbe stata la traduzione migliore e non avrebbe richiesto alcuno sforzo intellettuale. Il fatto è che Striscia non è un tg, tanto meno satirico; il filmato trasmesso non era un servizio, tanto meno una denuncia; Cristian Cocco non è un inviato, tanto meno un giornalista. E perfino nelle prese in giro la lingua non sempre viene usata per le finalità più nobili. E’ qui che si inquadra il ruolo di Striscia: nello sfottò, nient’altro. E’ da un pezzo infatti che la satira si rivolta nella tomba.

(nella foto in alto Cristian Cocco imita sé stesso)